Depeche Mode

Cosa direste a qualcuno che vi chieda chi sono i Depeche Mode?

Dopo lo sconcerto iniziale e dopo aver escluso di trovarvi di fronte ad un alieno o a qualcuno rimasto isolato per almeno tre decenni, potreste suggerirgli di pescare nella rete un video o un brano a caso e lasciare che le immagini e i suoni parlino da soli.

Il mondo della musica è un cielo pieno di meteore: cantanti, cantautori, boyband, gruppi indie e pseudo metal che durano il tempo di una canzone.

I Depeche Mode invece rientrano nella categoria di quelli che sembrano esserci ed effettivamente ci sono, da sempre.

Li ascoltavano i nostri genitori, i più alternativi o curiosi per lo meno, classificandoli come gruppo elettropop. Li abbiamo ascoltati negli anni ‘90 durante il periodo dei testi cupi, le atmosfere cariche di angoscia. Li abbiamo seguiti trasformazione dopo trasformazione (temendo il tradimento delle nostre aspettative), album dopo album, rimanendo a volte perplessi ma mai delusi.
I Depeche Mode hanno debuttato nei tanto sottovalutati (musicalmente almeno)  anni ‘80 evolvendosi, mutando. Impermeabili alle mode del momento, fedeli a se stessi e alla loro personale ricerca, hanno generato un suono difficilmente replicabile se non a costo di sembrare una cover band.

Accusati sin dall’inizio di fare musica sintetica, al principio addirittura scanzonata, di affidarsi alla tecnologia anzichè al virtuosismo e di non essere quindi musicisti veri, hanno sempre scelto di utilizzare ogni nuovo strumento disponibile per poter raggiungere il loro obiettivo.

Selezionando con cura collaboratori e produttori, non hanno mai dato peso al giudizio di chi la musica la critica ma non la fa e hanno perseguito il loro fine: trasformare le suggestioni, il segno dei tempi lo Zeitgeist in musica.

Se vi considerate esperti di musica dal vivo, se è negli stadi e nei palazzetti che credete di poter giudicare la qualità di un gruppo e decidere che “loro sì che la musica la sanno fare”, non può mancare nel vostro carnet un concerto dei Depeche Mode.

I Depeche Mode sanno quali sono gli ingredienti di un concerto dal vivo: perfetti nell’esecuzione, con la giusta dose di effetti a sorpresa, senza confondere il pubblico con immagini mirabolanti che potrebbero distrarre da quel che conta veramente, la sostanza, l’essenza.

Sarà perchè Dave Gahan sul palco incanta con la voce e con i gesti, sarà per il perfetto equilibrio del gruppo, la sintonia affinata nel tempo, sarà che sul palco ci sono uomini che hanno attraversato tempeste personali e professionali che li hanno temprati dando loro spessore, sarà quel che sarà ma dopo aver assistito al primo concerto non si fa altro che aspettare l’annuncio di un nuovo tour.

E dopo aver trascorso l’estate negli stadi di tutto il mondo, è ora di raccogliersi nei palazzetti godendo di una versione più “intima” della loro arte.

Gli appuntamenti in Italia sono a Milano Torino e Bologna, per suonare i pezzi dell’ultimo album ma senza sacrificare mostri sacri del loro repertorio, Personal Jesus e Enjoy the silence, giusto per suggerirvi tanto per farvi un’idea, cosa pescare nella rete.

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