Paul Weller

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Paul Weller è un personaggio atipico all’interno dello star system. Eterno ragazzo, padre del revival Mod, adorato in patria, Weller è artista di rilievo internazionale e una delle figure chiave del rock degli ultimi quarant’anni. Il musicista, classe 1958, arriva di nuovo in Italia per tre date a settembre, tre giorni che lo vedono sui palchi dell’Estragon di Bologna, del Teatro della Concordia a Venaria Reale (Torino) e dell’Alcatraz di Milano. Il cantante chitarrista vanta una carriera che si dipana dagli anni ’70 fino ai nostri giorni. Gli inglesi, in virtù dell’impegno sociale e politico di cui sono pregni i suoi testi, l’hanno sempre considerato un’icona nazionale anche se i suoi innumerevoli successi musicali hanno avuto una grande risonanza mondiale. Ripercorriamo le principali tappe del percorso musicale di Weller. Tutto ha origine in piena epoca punk quando a Londra furoreggiavano Sex Pistols e Clash. Siamo nel 1977 e i Jam, un trio capitanato da Paul Weller con Bruce Foxton al basso e Rick Buckler alla batteria debutta con l’album In the city che entra in classifica in Inghilterra. Il 1978 è l’anno della consacrazione con All mod cons. Weller diventa il punto di riferimento per il Mod revival che si ispira agli anni ’60 e agli Who di Quadrophenia.

Nel giro di pochi anni i Jam realizzano diversi album e soprattutto alcuni singoli di enorme successo. La parabola della band volge al termine e il disco live Dig the new breed ne rappresenta il testamento. Weller non si scoraggia e anzi in grande forma creativa dà vita nel 1983 con Mick Talbot al progetto Style Council. Alcuni dischi di questa nuova formazione come Cafè Bleu e Our favourite shop diventano presto dei classici di un nuovo movimento il “cool inglese” che vede tra le sue fila band come Matt Bianco e Everything But The Girl caratterizzati da una commistione tra pop, soul e jazz. Gli anni ’90 segnano l’inizio della terza fase della carriera di Weller, quella solista. L’attività resta sempre molto intensa accanto a collaboratori quali Steve Cradock (chitarra), Damon Minchella (basso) e Steve White (batteria). Nel 2008 esce l’ambizioso album 22 Dreams che sconfina nei territori della world music e dell’elettronica. Per questo progetto Weller si avvale del contributo di artisti quali Noel Gallagher degli Oasis. Del 2010 è invece Wake up the nation dalle tinte rumoristiche e industriali. Il terzo album che si muove su territori di sperimentazione è il successivo Sonik kicks del 2012. A quarant’anni esatti dall’uscita del primo album dei Jam esce Kind Revolution che è storia dei nostri giorni. In un mix tra rock, jazz, soul e funk, Modfather, appellativo che Weller si porta dai tempi del Mod revival, è tornato in forma smagliante ed è pronto ad esibirsi davanti al pubblico italiano.

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