Ultimo

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Dopo aver conquistato il pubblico di Sanremo con Il ballo delle incertezze, Ultimo è pronto per il suo primo tour nei club di tutta Italia con la sua musica che mischia sapientemente le sonorità della tradizione italiana con quelle innovative del rap.

Niccolò Moricone in arte Ultimo, classe 1996, è l’ultimo vincitore nella categoria “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo con la canzone Il Ballo delle Incertezze. Inizia a scrivere le sue prime canzoni a 14 anni e a febbraio ha pubblicato il suo secondo album Peter Pan. Da maggio inizia la sua prima avventura live in giro per tutta l’Italia, un tour che, come ci ha assicurato nella nostra intervista, sarà “pieno di divertimento!”.

D: Sei giovanissimo e hai iniziato a studiare musica da piccolo, una passione che non hai mai abbandonato e che ti ha portato fin qui. Come è nata questa passione per la musica e quali sono stati e sono gli artisti di ieri e di oggi a cui ti ispiri per le tue canzoni?

R: Ho iniziato da piccolo, la passione penso sia nata genuinamente, sicuramente dopo che ho iniziato a suonare il pianoforte sono iniziate una serie di emozioni che mi hanno portato poi a fare musica, a scrivere canzoni.  Da lì ho maturato questa passione. Sicuramente sono gli artisti di ieri quelli a cui mi ispiro maggiormente, un po’ come tutto il cantautorato italiano. Però ho sempre cercato di fare della mia musica il centro di quello che scrivo.

D: Hai iniziato a scrivere canzoni a 14 anni e a febbraio è uscito il tuo secondo disco “Peter Pan”. Fino ad ora c’è una canzone a cui ti senti particolarmente legato e che sicuramente ci farai ascoltare dal vivo?

R: Si, ho iniziato a scrivere canzoni a 14 anni e Peter Pan è il mio nuovo album, quindi sicuramente le ultime canzoni che uno scrive sono sempre quelle a cui uno è sempre più affezionato. Sicuramente Sogni appesi, una canzone dell’album Pianeti, l’album precedente, è una canzone a cui rimarrò legato a vita, per sempre, perché va a guardare a un periodo particolare che ho saputo disegnare bene, bene non in modo obiettivo ma in modo soggettivo. Per questo motivo mi sento molto appagato da questa canzone.

D: A febbraio hai partecipato e hai vinto nella sezione “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo. La tua vittoria era data per scontata da molti bookmakers. Tu come hai vissuto questa esperienza e cosa hai pensato quando sei stato proclamato vincitore? Pensavi anche tu che questa vittoria sarebbe sicuramente arrivata?

R: Se mi fossi aspettato di vincere sarei stato anche presuntuoso, ma ci credevo molto perché nel 2018 chi fa musica deve essere prima di tutto convinto di quello che fa e sicuro di quello che fa. Sono sempre stato sicuro che la mia musica ha un potenziale grande. Questi pensieri li ho fatti sempre con i piedi ben piantati per terra. Sono felice poi per come andata ovviamente, anche perché quest’anno il livello era davvero molto alto.

D: Hai dichiarato: “Da quando ero bambino solo un obiettivo: dalla parte degli ultimi per sentirmi primo”. È da questo obiettivo che nasce il tuo nome d’arte?

R: Esatto. Come dicevo prima la canzone a cui sono più legato è Sogni appesi e questa è la citazione che sicuramente mi rappresenta di più. Ma più che un bisogno di schierarmi dalla parte degli ultimi in modo “fisico”, sento una forte connessione con chi non è compreso perché lo so sono stato anche io e lo sono tuttora, e mi sento tuttora inadeguato a determinati contesti.

D: Dopo aver aperto il concerto di Fabrizio Moro e il sold out per le due date speciali di Milano e Roma comincerai il tuo primo vero tour che toccherà le principali città italiane. Cosa devono aspettarsi i tuoi fan e soprattutto cosa ti aspetti tu?

R: Da questo tour mi aspetto molto divertimento perché e la parte più bella della musica. Me la voglio vivere divertendomi, voglio divertirmi con la mia gente, cantare e far cantare soprattutto le altre persone. Voglio che ci si diverta e basta. Per me il live è un momento in cui si rende “sacro” un lavoro, in questo caso un disco. Sarà l’ultimo step dopo Sanremo, per quanto riguarda Peter Pan, ovviamente non l’ultimo, però il live rappresenta secondo me la fine di un progetto, perché appunto è la parte più divertente. È un po’ come dire prima il dovere e poi il piacere. Prima il dovere di far uscire il disco, le parti burocratiche e poi il piacere di doverlo e poterlo suonare.

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