Carl Brave

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Il cantante romano è in tour per tutta l’estate per presentare dal vivo i brani dell’ultimo album Notti brave (After)

È uno dei volti nuovi della musica italiana. Le sue canzoni mescolano testi a volte un po’ nostalgici con quel pizzico di accento romano che non guasta. Dopo essersi affermato come solista non ha disdegnato grandi collaborazioni come con Max Gazzè e con Elisa. Questa estate Carl Brave torna con un lungo tour in tutta Italia, un tour dove ci invita ad andare a fare un po’ di “caciara”!

D: Il tuo vero cognome è Coraggio che hai tradotto in inglese ed è diventato il tuo “cognome artistico”, Brave appunto. Un cognome che può sembrare un monito…quanto coraggio hai messo per decidere di lasciare una già avviata carriera nel basket e scegliere invece quella musicale? Alla fine pensi che il tuo successo sia stato più questione di coraggio o di fortuna?

R: Ero il playmaker nelle squadre di Montecatini, Palestrina, Castelnuovo di Sotto, poi ho perso la finale per la promozione in serie B, avevo 22 anni, e da quel giorno ho deciso che la mi vita sarebbe stata nel mondo della musica. L’allenamento però mi ha insegnato ad essere disciplinato e concentrato; ho trasformato il tempo dedicato allo sport, in tempo dedicato allo studio della musica, e anche delle parole. Direi una questione di coraggio, si.

D: Con l’ultimo lavoro discografico “Notti Brave (After)” hai chiuso il cerchio di un lavoro già iniziato con il primo “Notti Brave”. Sei già a lavoro sul prossimo disco di inediti o vuoi goderti il meritato successo di questi due lavori?

R: Sto già lavorando a dei pezzi nuovi, non smetto mai di scrivere… il successo mi piace godermelo facendo la cosa che amo di più… scrivendo e facendo basi nuove.

D: Non sei nuovo a collaborazioni con grandi artisti italiani come Fabri Fibra, Max Gazzè, Elisa… Come sono nate tutte queste collaborazioni? Hai cercato di seguire un filo comune prima di scegliere con chi duettare?

R: Giocando a basket, da Playmaker, ho imparato a chiamare gli schemi. Ho riportato la stessa tecnica nella musica, se ho una base, un suono, scelgo la voce e l’interpretazione che meglio si addice al mood del pezzo. Per esempio su Posso ho immaginato la voce di Gazzè, invece su Fotografia, avevo bisogno di un ritornello cantato e allora ho pensato a Francesca Michielin.

D: Tu, Coez, Tommaso Paradiso con i TheGiornalisti, Ultimo… generi e età diverse ma accomunati tutti dall’essere nati all’ombra del Cupolone. Gli artisti romani stanno vivendo un momento d’oro e stanno scrivendo pagine importanti della nostra musica. Pensi che le vostre radici e la vostra città riescano in qualche modo ad ispirarvi anche nel modo di fare musica? Tu ad esempio il romano lo usi spesso nei testi delle canzoni…

R: L’ambiente che ti circonda e il posto in cui vivi influenza inevitabilmente quello che scrivi, sia musicalmente che nei testi. Io parlo della Roma dei miei coetanei, parlo semplicemente di quello che mi succede intorno, e anche di me.

D: Tra i concerti imperdibili durante questa estate compaiono anche le tue date estive. Se non avessimo mai ascoltato le tue canzoni e non ti conoscessimo come artista cosa ci diresti per convincerci a non perderci almeno una delle date del tuo tour?

R: Non sarà un semplice concerto, sarà un vero e proprio show. La musica fa da padrona, saremo in 10 sul palco e ci sarà un live pieno di sonorità diverse tra di loro…di momenti di caciara alternati a forte intimità col pubblico…insomma venite a fare festa!

 

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