Corpus Domini

Corpus Domini

La grande arte contemporanea ritorna a Palazzo Reale. Fino al 30 gennaio è in programma la mostra Corpus Domini. Dal corpo glorioso alle rovine dell’anima a cura di Francesca Alfano Miglietti. La mostra nata dal dialogo della curatrice (nota con la pseudomino di FAM celebre critica d’arte, saggista e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera) con la storica dell’arte Lea Vergine, offre una riflessione di nuove forme di rappresentazione nella contemporaneità, facendo luce sullo storico passaggio dal corpo vivo protagonista della Body Art al corpo rifatto dell’Iperrealismo, riflettendo sul mutamento dei canoni estetici della rappresentazione e sulla potente evocazione dell’individuo mediante i suoi rivestimenti e le sue tracce.

Il titolo altamente evocativo si riferisce dunque alla scomparsa del corpo vero in favore del corpo dello spettacolo. Da un corpo glorioso (ossia quello della consapevolezza) al corpo del contemporaneo, inteso nella sua declinazione di corpo della società dello spettacolo e nelle sue forme più poetiche: il corpo dell’esodo, del lavoro. Vengono dunque presentati corpi perfetti, modificati ma finti da un lato, dall’altro corpi reali ma imperfetti, non rispondenti ai canoni estetici in vigore che, privati dell’accesso all’immagine, divengono invisibili.

Attraverso installazioni, sculture, disegni, videoinstallazioni e fotografie, il visitatore si immerge in un percorso poliedrico, composto da ben 111 opere realizzate da 34 artisti di livello internazionale, molti dei quali icone dell’arte contemporanea, esposte per la prima volta in Italia, con l’obiettivo di raccontare la molteplicità della rappresentazione dell’essere umano.

A Palazzo Reale sono in mostra opere di iperrealisti storici, quali Duane Hanson, John DeAndrea e Carole A. Feuerman, artisti che hanno indagato l’iperrealtà della rappresentazione dell’essere contemporaneo, fino ad approdare ad altre tipologie narrative, dove il corpo è evocato più che rappresentato. Nei lavori di Ibrahim Mahama, Chiharu Shiota, Dayanita Singh, Charles LeDray, il corpo sembra essere svanito lasciando solo le tracce del suo esserci stato. I frammenti del corpo e la sua mutazione, così come le mutevoli condizioni sociali, sono presenti nelle opere di Oscar Muñoz, AES+F, Yael Bartana, Alfredo Jarr, Janine Antoni, Robert Gober, Andres Serrano, Robert Longo, Michel Rovner, Franko B.  Una menzione speciale va fatta a Christian Boltanski, scomparso da poco, che è presente in mostra con l’opera Le Terril Grand-Hornu (2015).

Moltissimi gli artisti in prima persona, i musei, le fondazioni, gli archivi, le gallerie private e i collezionisti che hanno collaborato alla realizzazione della mostra che per la prima volta ripensa al concetto di umanità dopo lo scioccante periodo provocato dal Covid19.

Una sezione fondamentale è quella dedicata a Lea Vergine: una sorta di stanza privata in collaborazione con l’Archivio Lea Vergine in cui sono esposte alcune opere che hanno caratterizzato il suo percorso critico, oltre a libri, documenti e fotografie che testimoniano la sua preziosa e singolare ricerca nel campo della Body Art, che rimane un punto di riferimento nella narrazione relativa al corpo.

Per l’occasione dell’esposizione è stato pubblicato un catalogo illustrato, bilingue (italiano – inglese) da Marsilio Editori che contiene un saggio della curatrice e i contributi di Vincenzo Argentieri, Franco Berardi “Bifo”, Furio Colombo, Francesca Giacomelli, Gianfranco Ravasi, Massimo Recalcati, Chiara Spangaro, Gino Strada, Moreno Zani

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