I Macchiaioli – Arte italiana verso la modernità

I Macchiaioli

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino apre le porte alla grande mostra I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità, organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE con la curatela di Cristina Acidini e Virginia Bertone, grazie ad oltre 80 opere provenienti dai più importanti musei italiani e da collezioni private con la finalità di raccontare la storia del movimento della pittura macchiaiola dalle origini (Anni Cinquanta dell’Ottocento) fino al 1870, con interessanti confronti con artisti coevi.

La volontà di rinnovamento dei linguaggi figurativi da parte dei pittori macchiaioli che a Firenze presso il Caffè Michelangiolo misero a punto la “macchia, sostenendo che la visione delle forme è creata dalla luce come macchie di colore, distinte o sovrapposte ad altre macchie di colore, trovò terreno fertile proprio a Torino che negli anni della sua proclamazione a nuova capitale del Regno d’Italia visse una stagione molto ricca a livello culturale ed artistico. In questo quadro si inserisce la nascita nel 1863 della collezione civica d’arte moderna (la GAM) che aveva il compito di documentare l’arte contemporanea di allora.

Ed è proprio la prestigiosa collezione ottocentesca della GAM (tra cui Antonio Fontanesi, gli artisti piemontesi della Scuola di Rivara quali Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade e quelli liguri della Scuola dei Grigi Serafino De Avendano e Ernesto Rayper) che favorisce il dialogo, lo studio e il confronto con la pittura macchiaiola di Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Cristiano Banti e Odoardo Borrani. Alla GAM sono presenti anche le opere scelte alle prime Promotrici di Belle Arti e alla prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861 nonché all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1855, che fu un avvenimento decisivo per i giovani macchiaioli. Viene presentato ai visitatori il dialogo tra alcuni artisti del Piemonte, Liguria e Toscana le cui sperimentazioni (ricerche sul colore-luce, condotte en plein air) crearono un comune denominatore tra pittori legati in gruppi, di cui l’esempio più noto fu quello dei Macchiaioli toscani. In mostra si prendono in esame le scelte figurative dei macchiaioli dall’Unità d’Italia a Firenze capitale e gli ambienti in cui maturò il linguaggio macchiaiolo.

L’ultimo capitolo dell’esposizione mette in relazione le opere con l’esperienza cruciale di due riviste: il Gazzettino delle Arti del Disegno, pubblicato a Firenze nel 1867 e L’arte in Italia, fondata due anni dopo a Torino e che accompagna le vicende artistiche italiane sino al 1873. Sulle colonne del Gazzettino, Diego Martelli (personalità di spicco del movimento tanto da fondare attorno alla sua figura la cosiddetta Scuola di Castiglioncello), Telemaco Signorini ed altri critici presentano il loro sensibile spirito di lettura nei confronti delle espressioni contemporanee europee e la consapevolezza di una svolta ulteriore evolutiva della pittura, che supera il  linguaggio della macchia. Questo filone di pensiero è destinato a proseguire sul mensile L’arte in Italia, rivista che contribuì al rinnovamento dell’ambiente artistico piemontese grazie a personalità come Giovanni Camerana, tra i più lucidi sostenitori delle ricerche sul vero condotte da Fontanesi e dalla Scuola di Rivara.

L’esposizione alla GAM, dunque, non è solo l’occasione per ammirare capolavori assoluti della pittura macchiaiola, ma consente anche una migliore comprensione del dialogo che ha unito gli artisti di varie regioni d’Italia nella ricerca della modernità e dell’innovazione pittorica.

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