Ozzy Osbourne

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C’è una possibilità, seppur minima, che le giovani generazioni abbiano imparato a conoscere Ozzy Osbourne grazie al reality con protagonista la sua famiglia. Era il 2002 e lo show una sorta di Grande Fratello in casa Osbourne. Momenti di “vita in diretta” che esemplificavano un paradigma fondamentale per inquadrare il soggetto di cui stiamo parlando: se non fosse mai esistito, nessuno avrebbe potuto inventarlo.

Anni fa si è quasi ucciso girando in quad nel giardino di casa sua e lo scorso ottobre ha raccontato di come si sia ritrovato con tre infezioni da staffilococco al pollice della mano destra. Nel bene e nel male è un personaggio unico e pochi artisti hanno alimentato leggende metropolitane come lui, una più incredibile dell’altra. La più celebre, però, è una sola: durante un concerto a Des Moines (Iowa) nel 1982, dal pubblico piomba sul palco un pipistrello. Vivo. Pensando sia un giocattolo, Ozzy lo decapita con un morso. La storia ha un decorso ancora più folle, sfociato nelle voci della presunta morte del cantante e di una cerimonia funebre conclusa con un concerto in un suo onore.

Ozzy, consapevole di quanto un mito si costruisca anche sul confine fra realtà e finzione, ha sempre cavalcato l’onda e mai smentito quel morso. Anzi, ci ha giocato spesso durante le promozioni dei suoi album (come Speak of the Devil, album da solista, che lo ritrae in copertina con la bocca insanguinata e il logo di un pipistrello sopra la testa).

Guardarlo sul palco oggi, a 70 anni, è un’esperienza. I fortunati che a febbraio 2017 sono stati a Birmingham, sua città natale e tappa finale del tour d’addio dei suoi Black Sabbath, l’hanno visto muoversi sul palco caracollando, con occhi sgranati e un’espressione di trance mistica. Eppure l’energia che scaturiva dal quel carisma goffo era palpabile e il suo pubblico ha risposto alla grande.

Ora, dopo 16 dischi coi Black Sabbath e 20 in solitaria, è pronto a lanciarsi nell’ultimo viaggio worldwide per celebrare col botto cinquant’anni di carriera al servizio del rock. Il 30 gennaio da Dublino parte il No More Tours 2, un giro intorno al globo che lo terrà impegnato sino al 2020, portandolo in Italia per un’unica data a Bologna, l’1 marzo.

“Sono onorato di aver avuto due carriere musicali di successo – ha affermato – Considero questo mio ultimo tour come una grande celebrazione per i miei fan e per tutti coloro che hanno amato la mia musica nel corso di queste cinque decadi”.

Ad accompagnarlo come special guest troviamo i Judas Priest, altra band simbolo dell’heavy metal britannico, anch’essa forgiata a Birmingham nel 1969, un anno dopo l’inizio del lungo cammino di Osbourne.

Ultimo tour mondiale, dunque, ma non un addio alla musica. Ozzy continuerà a esibirsi, ma solo in pochi show selezionati. Il resto del tempo lo passerà a casa, rallentando il ritmo e prendendosi cura dei nipotini. “Principe delle tenebre”, ma dal cuore tenero.

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