Pinguini Tattici Nucleari

Pinguini Tattici Nucleari

D: A dicembre è uscito Fake news. Un album lungo, strutturato in ben 13 tracce, una sorta di romanzo in musica in un panorama musicale fatto ormai di singoli o EP, racconti brevi insomma. Qual è la storia che volete raccontare con questo lavoro? Quali sono i temi che vi stanno più a cuore?
R: Dietro a Fake news ci sono più storie: avevamo pensato al titolo già quest’estate, prima che uscisse una fake news sul nostro conto riguardo al nostro scioglimento, però quell’evento scatenante ci ha convinti e persuasi che fosse l’idea giusta chiamarlo così. L’album non si rifà soltanto a quell’evento autobiografico, cioè a quando abbiamo scoperto che in giro si stava discutendo riguardo alla nostra fine come band, ma riguarda le fake news per tutti, perché di fatto le fake news sono anche quelle che ci raccontiamo per andare avanti: delle bugie, a volte semplici, a volte complesse, che ci aiutano a vivere le canzoni, cioè fare questo mestiere; scrivere canzoni ti porta a lavorare molto con l’equilibrio tra la finzione e la realtà, ci sembrava un tema importante. Più si cresce e più la propria voce ha un peso, più si deve stare attenti a cosa si dice, a come lo si dice. Proprio come le fake news, i giornalisti lo sanno bene, ma anche i musicisti lo devono inglobare come concetto.

D: Lo scorso novembre avete vinto il Best Italian Act agli European MTV Music Awards che si sono tenuti a Dusseldorf. Cosa avete pensato quando ve l’hanno detto? Vi aspettavate questo riconoscimento e la conseguente visibilità a livello internazionale? Questo premio ha cambiato i vostri orizzonti?
R: Sicuramente ci ha colto di sorpresa, perché non ci saremmo mai aspettati di vincere gli EMA, banalmente per il fatto che abbiamo sempre considerato i Pinguini come un progetto che non potesse varcare i confini italiani. Invece MTV e tutto il suo pubblico ci hanno dimostrato che non è così: da una parte ci ha riempiti d’orgoglio e dall’altra anche ci ha posto nuove sfide per il futuro, perché non è detto che un giorno non proveremo anche noi a portare la nostra musica fuori. Di certo non è oggi il giorno, però è un bel segnale in quella direzione.

D: L’estate 2023 vi vedrà protagonisti assoluti del live con un lungo tour negli stadi. La prevendita dei biglietti è stata un successo clamoroso e ha fatto registrare un sold out dopo l’altro in tempi davvero record. Cosa avete pensato quando vi hanno comunicato i numeri?
R: Per quanto ci riguarda, già il primo San Siro non era un azzardo, ma un’enorme sfida, nel senso che quando l’abbiamo aperto non sapevamo come sarebbe andata. Certo, da una parte i dati ci indicavano dopo il tour dall’estate scorsa che non sarebbe potuto andare male, ma sicuramente non ci saremmo aspettati un sold out così precoce: già dopo 12 ore, dalla mattina alla sera i posti non c’erano più. Anche in questo caso ci siamo trovati di fronte alla domanda “cosa facciamo adesso?”, cioè a una pianificazione diversa del futuro: al tempo doveva essere “adesso promuoviamo la data di San Siro, la riempiamo” e fine. Invece no! Dopo il tutto esaurito abbiamo aperto Roma e poi ci siamo convinti dopo anche il sold out di Roma che la strada giusta fosse inaugurare il nostro primo tour negli stadi. Adesso pensiamo che sia una nostra dimensione, banalmente perché la poesia che permea uno stadio come San Siro, ma in generale tutti gli stadi, è qualcosa di enorme, è un evento collettivo, è come trovarsi in un’enorme piazza in cui tutti cantano, ridono e ballano allo stesso tempo. Per un musicista è chiaramente un’aspirazione incredibile. Dall’altra parte dobbiamo preparare lo show, la scaletta, ci sono tante cose da fare nei prossimi mesi, ma non ci tiriamo indietro.

D: Il vostro ultimo tour nei palazzetti è stato un lungo bagno di folla che vi ha portato ad esibirvi in tutta Italia. Ma siete pronti per gli stadi? State già lavorando al tour? Potete anticiparci qualcosa, qualche chicca per i nostri lettori e i vostri fan?
R: Per noi che veniamo dalla musica, che abbiamo sempre studiato musica e non abbiamo grandi altre velleità, per noi che consideriamo la musica il fulcro al centro delle nostre vite, diciamo che è anche importante in un live pensare ad altri aspetti. Quindi sì, la musica sarà sempre al centro, ma sarà uno show anche di intrattenimento: per non “spoilerare” useremo tanti ausili fisici e meccanici e via discorrendo proprio per trasmettere l’idea di show migliore che abbiamo in testa. Abbiamo visto dei live incredibili come quello dei Muse, per esempio, che sono dei maestri in questo. A breve vedremo anche quello dei Coldplay e vogliamo andare in quella direzione. Poi è chiaro che ci sono anche degli ottimi esempi italiani, però noi vogliamo fare in modo che sia uno spettacolo prima che una sfilza di canzoni.

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