A LIGHT FOR ATTRACTING ATTENTION Recensione

Una certezza e una grande domanda.
La certezza: il debutto dei The Smile è un gran disco.  È anche il tipo di musica che i fan dei Radiohead attendevano da tempo: Thom Yorke, Jonny Greenwood e Tom Skinner fanno sul serio, con una manciata di canzoni dal suono più diretto, spesso chitarristico. Un approccio più "leggero", se vogliamo, rispetto ai Radiohead.
La domanda è sulla band: che fine hanno fatto i Radiohead, che futuro hanno e perché queste canzoni non sono finite in un loro album?

Nelle (tradizionalmente) poche dichiarazioni concesse da Yorke c'è qualche indizio, almeno sulle scelte che hanno portato a "A light for attracting attention": una manciata di canzoni e di idee nate tra Yorke e Greenwood.  Ricordate il concerto di Macerata, a due, nel 2017? Chi l'avrebbe mai detto che uno show benefico ed estemporaneo avrebbe cambiato la traiettoria di una delle più importanti band degli ultimi 25 anni? 
Yorke non dà indicazioni su cosa succederà ai Radiohead su cui come sempre aleggia il mistero. Ma anche neli Smile molto si annedia nella relazione tra forma e sostanza, che nel mondo che gira attorno ai Radiohead sono sempre strettamente collegate: il modo in cui un progetto viene presentato fa parte del contenuto tanto quanto le canzoni stesse

La forma

Prima ancora di sentire della musica registrata, abbiamo conosciuto The Smile live, durante la versione digitale di Glastonbury dell'anno scorso. E poi ancora con i tre livestream di fine gennaio: c'è stato l'annuncio di un tour prima ancora che ci fosse l'annuncio dell'album. Insomma: la band punta tantissimo su questa dimensione, e si sente anche nell'album, eccome se si sente. Yorke, Greenwood e Skinner ci dicono che The Smile sono una band fatta per stare su un palco, più che in studio: è stata forse questa la scintilla che ha portato a questa nuovo nome  oltre alla voglia di Yorke e Greenwood di collaborare in maniera diversa:

La sostanza

L'album si apre con alcuni suoni sintetici, quelli di "The same": ma è uno dei rari momenti in cui l'elettronica appare. "A light for attracting attention" è un disco di chitarra-basso-batteria, talvolta il piano, con l'aggiunta di qualche fiato e qualche arco. Per dire, la canzone che mi è tornata più in mente ascoltando le tracce di questo album è "Weird fishes/Arpeggi", da "In rainbows", con gli "arpeggi" obliqui di Greenwood e i suoi debiti a Tom Verlaine e ai Television, come in "The opposite", per fare un esempio. Vale anche per "Thin thing", dove la chitarra è di Yorke, mentre Greenwood si sposta al basso, altro strumento molto presente: "We don't know what tomorrow brings" è una sorta di omaggio ai Cure, per esempio.
Anche le canzoni basate sul piano, come "Pana-vision", o le ballate  come "Free In The Knowledge" (una sorta di nuova "Exit music") hanno quello spirito diretto che nella musica più sperimentale dei Radiohead si era un po' perso, pur richiamando quel mondo, anche nei testi di Yorke tra ironie sul "sistema" ("Bunga Bunga or you’ll never work in television again", canta in "You’ll never work in television again": ha passato tempo in Italia, e si vede) o distopie varie.

Il punto è questo: i progetti laterali della band, dai dischi solisti del cantante agli Atoms For Peace, hanno sempre avuto una distinzione netta dalla band principale che qua c'è molto meno, tanto che canzoni come "Skrting On The Surface", che i fan conoscono bene, sono confluite qua. 
Finisci a chiedere se l'aggettivo "principale" si possa ancora applicare ai Radiohead: ma è una domanda che riguarda il futuro.

Il presente è quello di un disco stupendo, di tre musicisti (più Nigel Godrich alla produzione) che si trovano a meraviglia, e che costruiscono canzoni mai banali, ma neanche troppo cervellotiche. Più "suonate" che "prodotte" - se questa distinzione ha un senso. Le aggiunte sono fiati e archi, e qualche tastiera: suoni che creano un paesaggio sonoro, ma senza mai prendere il sopravvento sugli strumenti di base, come nella coda di "Skirtng on the surface", che chiude il disco in maniera spettacolare.

Insomma: un disco da ascoltare e una band da vedere dal vivo. La certezza, appunto. Per la risposta alla domanda sui Radiohead c'è tempo...

TRACKLIST
1. The Same
2. The Opposite
3. You Will Never Work in Television Again
4. Pana-vision
5. The Smoke
6. Speech Bubbles
7. Thin Thing
8. Open The Floodgates
9. Free In The Knowledge
10. A Hairdryer
11. Waving A White Flag
12. We Don’t Know What Tomorrow Brings
13. Skrting On The Surface

(Articolo originale su Rockol.it)

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