ZEIT Recensione

Il precedente album dei Rammstein, disco senza titolo pubblicato nel 2019, giunse a dieci anni di distanza da "Liebe ist für alle da", esisteva quindi chi non si attendeva l'arrivo dopo soli tre anni di un nuovo lavoro del sestetto tedesco composto da Till Lindemann (voce), Paul Landers (chitarra), Richard Z. Kruspe (chitarra), Flake (tastiera), Oliver Riedel (basso) e Christoph Schneider (batteria). Ad accelerare le operazioni per una nuova opera ha pensato la pandemia rendendo impossibile il tour a sostegno del disco ha regalato tempo per lavorare su altro, quindi oggi possiamo godere di "Zeit", ottavo capitolo del loro romanzo musicale. La band berlinese è una realtà da oltre venti milioni di copie vendute a dispetto dell'idioma che avrebbe potuto ostacolare la diffusione dei loro progetti sul principale mercato di riferimento del globo che è quello di lingua inglese. Al contrario, come a volte può accadere, proprio questa esoticità (mettiamola così) si è rivelata un punto di forza che ha giocato a loro favore.

Lindemann e i suoi fratelli

Anche in "Zeit" la bontà della loro formula musicale che mescola metal ed elettronica, aggiungendoci qua e là influssi provenienti dalla tradizione germanica, si dimostra vincente e conferma il fatto che i Rammstein sono un gruppo tutt'altro che banale. I testi delle loro canzoni non conoscono il significato della parola mediazione, mirano a provocare una reazione in chi ascolta e si prestano a più chiavi di lettura. Gran cerimoniere della rappresentazione è, come sempre, Till Lindemann che con incontrovertibile carisma interpreta al meglio ogni brano variando il registro vocale al piacere e alla bisogna.

Il tempo

Ad aprire le danze è l'incedere epico di “Armee Der Tristen”, la marcia dei senza speranza. Lo scorrere inesorabile del tempo ('Zeit') è invocato nella title track, brano definitivo sorretto, in sottofondo, da un commovente coro di ricordo morriconiano. "Schwarz" è una elegia della notte e del lato oscuro, come pure "Giftig". Ma i testi dei Rammstein hanno più di una chiave di lettura. "Zick zack" null'altro è che il rumore del bisturi che altera le fattezze del nostro corpo per renderci più qualcosa che non sappiamo neppure noi più cosa. Del pop metal di "Ok" vi basti sapere che vengono ripetute più volte le parole 'senza preservativo'. 'Vivo ancora con la mamma', così comincia "Meine tranen". Una mamma che può essere anche identificata più universalmente con il guscio, con la difficoltà e la paura di affrontare l'altrimenti. Tema presente anche in "Angst" ('Angoscia'), la canzone, per l'appunto, più angosciante dell'intero album. "Dicke titten" ('grandi tette') si apre con una marcetta da albori della radio (che ritorna più avanti nel brano) per cedere immediatamente il passo alle chitarre metal, mentre Till ci racconta il desiderio di un uomo di avere per sè una donna che non possieda talenti particolari se non un grande seno. "Adieu" è la chiusura del tempo terreno, nel momento perfetto, forse sublime, della morte. Per un attimo balena in testa che possa essere l'addio dei Rammstein, dare l'addio con una canzone intitolata 'Addio'. Mah, sono solo pensieri.

Non sono una band unplugged

La band tedesca, che ha quasi trenta anni di vita alle spalle, con "Zeit" dimostra di essere più vitale che mai, di non avere ancora perduto la capacità di espressione lirica e musicale, di essere pronta ad andare in tour a presentare i nuovi brani dal vivo. Se potete quindi non perdetevi l'unico appuntamento riservato al nostro paese per quest'anno, il 12 luglio a Torino. I loro sono tra i più spettacolari show a cui possa capitare di assistere perchè, come dichiarato dal batterista Christoph Schneider, “Non siamo una band unplugged. Hallelujah!”.

(Articolo originale su Rockol.it)

Torna

Tutto su Rammstein