SHERYL MUSIC FROM THE DOCUMENTARY Recensione

"Abbiamo sottovalutato Sheryl Crow?", si è chiesta una testata americana all'uscita di "Sheryl", documentario di Showtime che racconta la sua quasi trentennale carriera. Si e no. No perché ha venduto quasi 50 milioni di copie - a partire dall'esordio "Tuesday night music club", 12 milioni tra il '93 e '94. Si perché forse non le è stato riconosciuto il valore musicale che merita.

Una donna che fa rock?

Il documentario racconta proprio le difficoltà di inizio carriera: impensabile che una donna facesse quello che oggi chiamiamo classic rock. Sheryl Crow è passata da lavori improbabili (la voce di uno spot di McDonald's) al fare la corista di Michael Jackson a offerte di lavoro con ricatto: lei stessa racconta come Frank Di Leo,  il potente manager di Jacko, avesse promesso di lanciare la sua carriera in cambio della sua disponibilità e di come un potente avvocato, a cui si rivolse per capire come gestire il tutto, le rispose: "C'è gente che sognerebbe di essere in questa posizione" - Sheryl Crow raccontò poi la storia in "What I Can Do For You" ("You're a very pretty thing/You remind me of someone/You must have heard some awful nasty things about me, but/What I can do for you/There's no one else on God's green earth can do").

Il successo (tormentato) di "Tuesday night music club"

Altra storia interessante è quella che riguarda l'esordio: il "Tuesday night music club" era un circolo di musicisti che facevano quelle che oggi si chiamano "writing sessions", jam informali, da cui vennero fuori le canzoni dell'album. Assieme al successo, arrivò una polemica con alcuni dei musicisti, che non si sentirono sufficientemente riconosciuti. Anche qua, il sottotesto era: "dai, han fatto tutto loro, lei è solo una bella faccia".

Così al secondo disco, dopo l'abbandono del produttore Bill Bottrell, fece tutto da sola: non è un caso che questa raccolta si apra con "If It Makes You Happy", dal secondo album "Sheryl Crow" e non con le mega hit "Leaving Las Vegas" o "All I Wanna Do". 

Sta di fatto che questo album legato al documentario ricostruisce una carriera fatta di grandi canzoni e grandi album notevoli, soprattutto i primi tre (in particolare "The globe sessions") e nella carriera più recente "100 Miles from Memphis", con qualche caduta di tono (il pop di "C'mon c'mon"), ma con un suono davvero riconoscibile. 

Documentario vs. colonna sonora

Il documentario, comprensibilmente, si focalizza sulla prima parte della carriera - e meno sull'ultima analizzando solo l'impatto (anche psicologico) del diventare una "legacy artist", mentre rimane fuori la scelta di non fare più album, molto discussa tempo fa. Il taglio è, altrettanto comprensibilmente, autocelebratorio - ma ci sta, viste le premesse di cui sopra. 

La colonna sonora/raccolta copre invece tutto l'arco, con qualche rarità e tre inediti: la bella ballata acustica "Forever", quella al piano "Still The Same" e il rock "Live with me". 
Una chicca per i fan, per gli altri un'occasione soprattutto per (ri)scoprire una grande artista (sperando che il documentario trovi una qualche forma di distribuzione sulle piattaforme anche in Italia).

(Articolo originale su Rockol.it)

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