12TH OF JUNE Recensione

Sono trascorsi dieci anni dall'uscita dell'ultimo album di Lyle Lovett, "Release me". Un lasso di tempo piuttosto lungo, ma non è che nel frattempo il musicista texano si fosse scordato della musica. Non frequentava gli studi di registrazione, ma si è sempre esibito regolarmente in concerto, quasi sempre in Nordamerica. Nella sua America Lovett è un artista molto rispettato in special modo nell'ambito country. Dalle nostre parti è ammirato da quanti adorano tale genere musicale, un buon numero ma non moltissimi. Da noi Lyle ebbe un picco molto alto di popolarità quando - oramai quasi trenta anni fa – sposò (anche se, nonostante le reciproche promesse l'unione durò solamente alcuni mesi) la superstar di Hollywood Julia Roberts, suscitando grande invidia tra noi maschietti, anche per il fatto che lui non è proprio quel che si definisce un Adone.

Nel nome del jazz

Prerogativa e peculiarità di Lovett è quella di avere combinato le sonorità che hanno in Nashville (Tennessee) la loro capitale, citate qualche riga più sopra, a ritmi a loro decisamente più lontani quali jazz e swing. Nel nuovo album, “12th of June”, questo schema non viene tradito. Il disco possiede una prima parte maggiormente dedicata a brani come il travolgente strumentale anni Cinquanta del jazzista Horace Silver “Cookin’ at the Continental” che regala gloria in buona quantità a fiati e pianoforte. Gloria replicata nei confronti dei musicisti che lo accompagnano, ma anche, e soprattutto, a lui stesso e alla cantante nera Francine Reed, indiscutibile membro della Large Band di Lovett (un ensemble di quindici elementi che si muove come un sol uomo e merita l'elogio), in “Straighten Up and Fly Right” del sempreverde Nat King Cole. I due rinnovano la magia e la loro complicità nella elegante “Gee Baby, Ain’t I Good to You”, standard degli anni Venti, ma la jazz side non si esaurisce qui e prosegue nella felpata e intrigante "Peel Me a Grape" di Dave Frishberg.

Nel nome del country

Alle cover jazz fanno da contraltare gli inediti firmati da Lyle Lovett. Partendo dalla title track dell'album che deve il proprio titolo al giorno in cui sono nati, nel 2017, i suoi due gemelli. Una canzone in cui il 64enne texano si mostra indifeso di fronte al miracolo della vita e dell'amore giurando fedeltà eterna a moglie e figli. I figli (quelli che potrebbero arrivare) sono al centro anche del divertente e trascinante blues/gospel/soul "Pants is overrated". Altrettanto divertente ed ironico è il blues "Pig meat man", peana innalzato all'uomo che si occupa della griglia. Lyle scrive di ciò che vede e vive, la recente paternità ha moltiplicato in lui l'amore che prova per la persona che gli ha donato i figli, lui la celebra alla sua maniera facendo appello agli stilemi del country con "Her loving man". Le medesime e rilassate atmosfere animano "The mocking ones". Sulle note di "Are we dancing" si viene delicatamente trasportati nei poetici e magici mondi dei musical a volteggiare con un amore come è difficile trovarne. "On a winter's morning" è la perfetta chiusa finale: perché un rilassato risveglio nel freddo inverno, potrebbe essere il nulla oppure (se sei innamorato e vivi della pace dei giusti) potrebbe essere il tutto.

Nel nome della musica

Sono trascorsi dieci anni, ma Lyle Lovett non ha certo dimenticato come si mette insieme un buon disco. “12th of June” lo conferma musicista degno di interesse, dotato di una voce di quelle che si possono permettere di cantare la qualsiasi e lo farebbero comunque egregiamente. Qualcuno nelle notte dei tempi diceva che per scrivere si deve essere o molto tristi oppure molto innamorati. Lunga vita a Lyle Lovett.

(Articolo originale su Rockol.it)

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