LIVE AT THE EL MOCAMBO Recensione

Nel 1977 i Rolling Stones si esibirono dal vivo due sole volte, il 4 e 5 marzo al Mocambo di Toronto, in Canada. Un club che poteva contenere un pubblico di sole 300 persone. La band organizzò quei concerti per poter avere altro materiale da includere nel disco dal vivo "Love you live", la cui pubblicazione era programmata per l'autunno successivo. Furono due concerti organizzati in gran segreto: per l’occasione venne infatti indetto un concorso radiofonico il cui premio erano i biglietti per assistere agli show della band hard rock canadese degli April Wine, a supporto delle star locali figurava una band totalmente sconosciuta di chiamata Cockroaches, erano i Rolling Stones sotto mentite spoglie.

Ah, il 1977

Il momento storico non era dei migliori per il gruppo, il capolavoro "Exile on Main St." era stato pubblicato solo cinque anni prima, ma pareva appartenere a un'altra era geologica. I vecchi eroi sembravano avere definitivamente perso il polso della situazione distratti principalmente da droghe e svaghi di ogni genere, oltre che essere molto incerti sulla direzione musicale da intraprendere. Nel 1976 l'album "Black and blue" somigliava in qualche modo al getto della spugna di un pugile che non si regge più sulle proprie gambe. L'energia, la gioventù, la freschezza e il furore del punk erano il megafono delle istanze del periodo. Negli stessi giorni dei concerti al Mocambo nella comune Inghilterra i Clash cantavano "White riot", "London's burning", per non parlare delle "Career opportunities", e chi le vede.

Ritorno al futuro

Le premesse ai due live canadesi non furono davvero delle migliori. Keith Richards e l'amata Anita Pallenberg prima di raggiungere la meta vennero infatti arrestati al confine canadese per possesso di eroina, aggiungendo altre preoccupazioni alla situazione. Però, come si dice, mai sottovalutare il cuore di un campione. E quando i campioni salgono sul palco del Mocambo probabilmente a loro pare di essere tornati indietro nel tempo, molto indietro, indietro agli inizi quando erano la resident band del Crawdaddy Club. Quando contava solo la musica, quando non era ancora arrivato il successo a scombinare tutto, non era ancora arrivata la droga a cambiare l'ordine delle priorità, quando Brian era ancora vivo, quando c'erano i Beatles ed era il blues a indicare la via. Sul palco del Mocambo i ragazzi si affidano proprio al blues e al rock'n'roll e quel casino in cui si sono cacciati per un paio di serate rimane fuori dai loro pensieri: "Route 66", "Mannish boy", "Crackin' up", "Around and around", "Worried life blues", "Little red rooster". Muddy Waters, Chuck Berry, Willie Dixon.

Magia e perfezione

Se il collante è il blues, la scaletta concede qualcosa al già citato "Black and blue", del resto l'album era uscito meno di un anno prima, ma i nuovi brani si perdono nella perfezione dell'esibizione godendo di nuova luce. "Brown sugar", "Jumpin Jack flash", "Tumbling dice", "Honky tonk women", "Let’s spend the night together", "It’s only rock ‘n’ roll (But I Like it)", vanno nella sezione classici. E' dannatamente vero che con un repertorio del genere, se ti chiami Rolling Stones, potrebbe essere facile mandare la palla in buca, ma non sono le canzoni a fare la differenza in "Live at the El Mocambo", ciò che davvero stupisce e conferma loro il titolo di migliore rock'n'roll band del mondo è la magia che avvolge la loro esibizione. Una magia e un calore che si ricrea anche oggi, all'ascolto. Jagger è più energico e in forma che mai, la chitarra di Richards è tirata a lucido a sfidare il destino, la sezione ritmica è quella delle grandissime occasioni, Billy Preston un padrone assoluto delle tastiere. C'è poco altro da aggiungere, serate di grazia come forse solo l'intimità di un club possono regalare. Quelle due volte al Mocambo si possono idealmente considerare come una sorta di ripartenza per la band, che da lì uscì dalla impasse in cui era sprofondata. Nel 1978 il gruppo regalò al mondo "Some girls". I Cockroaches potevano sciogliersi. I Rolling Stones erano tornati. Per rimanere.

(Articolo originale su Rockol.it)

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