S.I.D.E.S. Recensione

Circa cinque anni fa fece il botto con "No roots", canzone che Alice Merton si produsse da sola dopo che le varie etichette discografiche a cui la propose risposero con un'alzata di spalle. Nel gennaio 2019 pubblicò il suo primo album, "Mint", che conobbe buoni riscontri nelle classifiche di vendita. Alla ragazza oggi ventottenne piace fare le cose per bene, senza fretta. Oppure è stata la pandemia che non le ha permesso di dare maggiore continuità a quella fetta di successo che si era conquistata. Sta di fatto che ora, tre anni e mezzo dopo, è arrivato il secondo disco, "S.I.D.E.S.", un album che di quella pandemia, evocata qualche riga più su, è figlio diretto. Parlando delle sue nuove canzoni ha infatti avuto modo di spiegare: “Gli ultimi due anni sono stati impegnativi per tutti in un modo o nell'altro. "S.I.D.E.S." racconta la storia di come ho vissuto questi anni. È un riassunto degli alti e dei molti bassi, delle sfide psicologiche che ho dovuto affrontare e in qualche modo rendermi conto che ci sarà sempre un'altra parte della storia, la domanda è: come e quando ci arrivi".

Una volta di più: canzoni dalla pandemia

Canzoni per esorcizzare le paure: oneste nei testi e proprio per questo motivo spesso dure, ma sono anche canzoni di speranza. Per la sua seconda prova Alice Merton non si è risparmiata quanto a impegno. Sono infatti quindici i brani che compongono la tracklist di "S.I.D.E.S.". Una tracklist che tra i suoi pregi ha quello di essere parecchio omogenea senza peccare di ripetitività. Non esistono strappi rilevanti tra un brano e l'altro, non ci sono sbalzi di temperatura significativi. A fare da collante tra le canzoni pensano la continua ricerca della melodia e del ritornello (prerogative che male non fanno quando si vuole ottenere una buona rotazione radiofonica, che sta tra i motivi alla base del successo di una canzone) e, soprattutto, la bella e grintosa voce di Alice che le interpreta al meglio e regala loro ogni sfumatura.

Tra pop e rock, con un occhio alle radio

Le riflessioni fatte da Alice durante il periodo di lockdown hanno generato un album che, rispetto al precedente "Mint", ha un tiro bilanciato tra rock e pop, conferma in toto la buona impressione data dal disco di esordio e certifica la sua buona capacità compositiva. Ora lo si può affermare: Alice Merton non si è persa per i sentieri spesso poco sicuri che conducono alla realizzazione del difficile secondo album. Recensendo il primo album di questa ragazza per metà tedesca e per metà canadese la paragonavamo a nomi quali Florence Welch, Regina Spektor, St. Vincent, Lorde, Sia, Pink e, soprattutto, Alanis Morissette. Il gioco delle similitudini non nego che sia divertente e spesso utile a dare dei punti di riferimento quando trattasi di esordienti, ma ora che si è concluso il periodo di rodaggio si può affermare che Alice Merton è simile ad Alice Merton. Magari non sarà la prossima Next Big Thing, ma per ora può comunque bastare.

(Articolo originale su Rockol.it)

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