Provinciale Recensione

Rhove non si è rivelato interessante solo per aver conquistato, in più momenti, la vetta della classifica italiana dei singoli Fimi con la sua canzone “Shakerando”, togliendo lo scettro a due giganti come Mahmood e Blanco, ma perché lo ha fatto con un immaginario completamente nuovo per il panorama italiano. I successi, i numeri e il pubblico sempre più numeroso sono una conseguenza del suo talento. Classe 2001, ha iniziato a rappare fin da piccolo, esibendosi nei centri sociali e nelle discoteche. Si contraddistingue per la sua personalità e per uno stile musicale atipico. Innanzitutto, è un rapper “di provincia” e non “di periferia” come ama puntualizzare nei testi e nella sua musica. Il suo nome d’arte è, infatti, un gioco di parole tra l’abbreviazione del suo cognome Samuel Roveda e la provincia di origine, Rho.

“Ogni ragazzo di provincia si deve sentire rappresentato da me, io parlo per loro”, scrive sui social l’artista. Rhove ha un profilo che mancava in Italia: dopo anni in cui i rapper giocavano e giocano a “fare brutto”, puntando spesso su un immaginario oscuro, il giovane artista ribalta tutto, creando un mondo musicale in cui la strada e la vita vengono raccontati senza estremismi, ma in modo vero e diretto. No armi, no droga, solo sport, adrenalina e flessioni, oltre a una forte radice musicale francese, in particolare legata a Jul, di cui riprende molti aspetti, sono le colonne su cui si regge Rhove. “Provincia”, “Corso Europa”, “Montpellier”, il duetto con Shiva in “La Zone”, “Jungle” sono alcuni dei brani con cui si è attirato i riflettori addosso.

Per questi motivi, per la freschezza di cui è portatore, il suo primo ep “Provinciale” era molto atteso. La tracklist del progetto era inizialmente composta da nove tracce, ma solo sette sono state pubblicate in prima battuta: “Over The Rainbow rmx”, che comunque è stata caricata su YouTube, e “Compliquè” con i featuring di Shiva e Ghali, non sono rientrate nel primo lancio dell’ep. “Provinciale”, però, non è all’altezza delle aspettative: è un disco lavorato di fretta, ripetitivo, musicalmente poco intrigante rispetto a quanto già pubblicato e testualmente troppo piatto.

La prima traccia con i compagni di viaggio 8BLevrai, Kassimi, Yunes Lagrintaa, Sisco, Nèza e Nabi cade in svariati cliché proprio come altri pezzi e non basta Timal, ospite francese, a risollevare le sorti generali. Musicalmente, nonostante la forza e la spinta delle produzioni su cui rappa in modo particolare, il rapper appare lineare, senza particolari guizzi. Le uniche canzoni che si distinguono sono la già nota “Là Province #2” e “Bebé”. Rhove rimane un nome in cui è giusto credere, un talento che può davvero continuare a portare innovazione nella scena, ma deve scardinare la ripetitività in cui rischia di cadere.

 

(Articolo originale su Rockol.it)

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