SPECCHIO Recensione

Cosa aspettarsi dall’album di una cantautrice post-indie? Un trionfo del bedroom pop, il pop da cameretta, tra suoni da Pro Tools e GarageBand e testi che parlano delle tematiche care agli under 20. “Specchio” di Ariete non sfugge ai luoghi comuni del genere, e non è una critica: se cercate il manifesto programmatico della “Gen Z” della nuova musica italiana, quella che ruota intorno a nomi come quello della stessa Ariete, di Madame, di Sangiovanni, dei Bnkr44, lo avete trovato.

L’esordio sulla lunga distanza della 19enne cantautrice laziale, che con singoli come “Pillole”, “Mille guerre” e “L’ultima notte” e Ep come “Spazio” e “18 anni” in questi due anni si è imposta come rivelazione (e che ora cerca l’affermazione), è un disco che fa della semplicità, della schiettezza e della sincerità i suoi punti di forza. Negli undici pezzi che compongono “Specchio” Arianna Del Giaccio – questo il vero nome della cantautrice, ultima scoperta di Bomba Dischi, etichetta tra quelle che in questi anni hanno contribuito di più a cambiare i connotati al pop italiano, lanciando i vari Calcutta, Pop X, Carl Brave, Franco126, Psicologi – racconta di storie d’amore giunte al capolinea (“Giornate noiose”), di relazioni immature (“Cicatrici”), di quanto è doloroso e difficile diventare adulti (“Castelli di lenzuola”), parlando direttamente ai ragazzi della sua generazione.

Problemi con i genitori, felpe prestate, temporali nello stomaco, giornate passate tra le coperte mentre fuori piove (“Iride”) oppure spese a spiare il mondo fuori da dietro le persiane (“Spifferi”), relazioni che durano quanto una storia su Instagram (“Mi hai fatto credere di essere speciale per un giorno / per un nanosecondo / poi m’hai sparato un colpo”, canta in “L”, dove torna a rivolgersi ad una ragazza): a pensarci bene, tra le artiste della sua generazione Ariete è quella che si avvicina di più ad un’idea di corrispettivo italiano di cantautrici come Girl in Red e Clairo, eroine del pop nato in cameretta e poi finito in cima alle classifiche.

La presenza di appena due duetti in “Specchio” – in “Cicatrici” c’è la coetanea Madame, in “Fragili” c’è Franco126, che firma come co-autore anche “Iride” – è un punto a suo favore: Ariete cerca un racconto più personale rispetto a quello dei dischi della scena, affidato a sonorità volutamente essenziali, quasi lo-fi, chitarrine, tastiere, sintetizzatori. Certo, nomi interessanti, tra i crediti, non mancano: in “Giornate noiose” oltre al tocco di Winniedeputa (Daniele Razzicchia, già bassista della band alt-rock dei Blooming Iris, poi fondatore del collettivo Talenti Digitali, che ha lanciato tra gli altri anche Bartolini), braccio destro di Ariete nei pezzi di “Specchio”, c’è quello di Drast degli Psicologi, i “fratellini” della cantautrice (con loro ha inciso “Tatuaggi” per l’album “Millennium Bug”), in “Club” c’è Sick Luke, in “Castelli di lenzuola” ci sono invece le mani di Michelangelo (braccio destro di Blanco). Ma l’unico volto riflesso allo specchio è il suo.

(Articolo originale su Rockol.it)

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