World Wide Pop Recensione

La mirror ball attaccata al soffitto della discoteca in cui viene suonato a palla il nuovo album dei Superorganism si trasforma nel globo terrestre. Scompare il soffitto e scompaiono anche le pareti. Tutta colpa della musica della band indie pop londinese: quella di “World Wide Pop”, il nuovo album, o così hyper-pop e psichedelica da provocare seri trip da allucinogeno. Rispetto all’esordio eponimo del 2018, che ottenne discreti successi anche fuori dal Regno Unito, la formazione del gruppo si è ristretta: da otto, i Superorganism sono rimasti in cinque (Ruby, Mark Turner e Robert Strange sono usciti dalla band). In compenso durante le sessions di “World Wide Pop” hanno spalancato le porte del loro studio a svariati ospiti: in “It’s raining” c’è Stephen Malkmus dei Pavement, in “Teenager” c’è Chai della rock band tutta al femminile giapponese delle Nagoya, in “Into the Sun” c’è la popstar giapponese Gen Hoshino, tra gli altri. I più importanti, però, non si vedono: rimangono dietro le quinte. “Black hole baby”, che apre il disco, è prodotta da John Hill, due candidature ai Grammy Awards come produttore dell’anno nel 2015 e nel 2020 per i suoi lavori con Shakira, Eminem, Florence and the Machine, Camila Cabello, Khalid e Carly Rae Jepsen, la star del tormentone “Call me maybe”. In “On & On”, invece, uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita del disco, c’è il tocco magico di Stuart Price, genio dell’elettronica già al fianco di Scissor Sisters, Pet Shop Boys, Kylie Minogue e soprattuttutto Madonna: gira bene, ma non è esattamente una mina come "Hung up" o "Sorry". Nell’universo multicolor di “World Wide Pop”, che guarda alla musica degli anni a cavallo tra i ’90 e i 2000, non s’è spazio per regole: c’è un’anarchia pop. Tra campionamenti, citazioni e sonorità che spaziano dall’indie all’elettronica, dal rap al J-Pop, al pop demenziale, può succedere di tutto. Anche che la mirror ball si trasformi in un globo terrestre e soffitto e pareti scompaiano.

(Articolo originale su Rockol.it)

Torna

Tutto su Superorganism