SKINTY FIA Recensione

“Skinty Fia”, già ai nastri di partenza, si preannunciava come un album difficile. Ripetere un successo e confermarsi non è mai semplice e scontato. Ma i Fontaines D.C. sono riusciti a superarsi. Facciamo un passo indietro. Per prima cosa, questo nuovo progetto è il seguito di “A Hero's Death” del 2020, entrato al secondo posto in classifica in Uk e nominato ai Brit e ai Grammy: un secondo album in carriera capace di accendere i riflettori del mondo sulla band irlandese. La pressione addosso, il lockdown, una naturale stanchezza dopo anni incendiari, avrebbero potuto rovinare la terza uscita del quintetto di Dublino, ma così non è stat

Stop ai paragoni

“Skinty Fia” è il raggiungimento di uno stile personale. Affronta il tema dell’identità e ne costruisce una nuova, come ci ha raccontato il chitarrista Carlos O'Connell nella nostra intervista. Provocatoriamente si potrebbe affermare che è il primo vero album dei Fontaines D.C, per questo è ancora più denso e importante dei precedenti in cui la grande maturazione era iniziata, ma non del tutto completata. “Skinty Fia” ha un suono, uno stile e una narrazione assolutamente unici e personali. Chitarre e basso sono da orgasmo. Stop ai paragoni con i Joy Division o ai Fall: i Fontaines D.C. ora sono i Fontaines D.C. E lo si capisce già dal primo brano, “In ár gCroíthe go deo”, in cui un suono stratificato e potente come lava, accompagnato da alcuni cori, fa da porta di ingresso al disco. Un brivido di eccitazione che continua con “Big Shot” e con “How Cold Love Is”.

Un disco spartiacque

La band ha raggiunto i primi consensi nel 2019 con l’album di debutto “Dogrel”, che è stato una delle uscite più interessanti dell'anno ed è entrato nella rosa dei candidati al Mercury Music Prize. Grazie alla poesia dei testi, a una musica viscerale e ai loro intensi concerti dal vivo, i Fontaines D.C. si sono guadagnati in poco tempo la reputazione di una delle nuove band più entusiasmanti degli ultimi anni: un terremoto rock e post punk. Dopo aver ottenuto nomination ai Brit ("Miglior gruppo internazionale"), ai Grammy ("Miglior album rock") e ai prestigiosi Ivor Novello Awards ("Miglior album"), la band è tornata dopo il lockdown per presentare un lavoro spartiacque, che si preannuncia devastante dal vivo, in cui non manca la sperimentazione. Un pezzo come la title track svetta e si impone grazie a un’elettronica sporca e frenetica che si mischia con il sound originale del gruppo.

Cambio di prospettiva

“Skinty Fia” è una frase irlandese che può essere tradotta come "la dannazione del cervo" e la copertina dell'album presenta appunto un cervo, strappato dal suo habitat naturale e inserito in una casa, illuminato da una luce rossa artificiale. Il cervo gigante irlandese è una specie estinta e i pensieri della band sull'identità irlandese sono al centro dell’album. Mentre “Dogrel” era disseminato di istantanee dei personaggi di Dublino, e “A Hero's Death” ha documentato lo sconvolgimento e la disconnessione che la band ha provato mentre viaggiava per il mondo in tour, in “Skinty Fia” i Fontaines D.C. si rivolgono alla loro irlandesità da lontano, mentre ricostruiscono le loro vite altrove.

Per una band la cui città natale scorre nelle vene, "D.C." sta per "Dublin City", l'album li vede cercare di risolvere il bisogno di ampliare i propri orizzonti con l'affetto che ancora provano per la terra e le persone che si sono lasciati alle spalle. “I Love You”, un’altra delle tracce più riuscite, è il compimento di questa riflessione. Tutto il disco, rispetto ai precedenti, è definito e massiccio: nella sua varietà c’è un filo rosso che collega ogni traccia. Ma allo stesso tempo “Skinty Fia” non è un disco puramente e solamente post punk, si mostra capace di mischiare più identità sonore per raggiungerne una nuova e autentica.

(Articolo originale su Rockol.it)

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