Rush! Recensione

Ogni volta che, con colleghi o amici, esce come un iguana dal cilindro l’argomento Maneskin a un tavolo di conversazione, tiro fuori, quasi fosse un santino, la figura di Manuel Agnelli, il loro mentore, colui che indubbiamente li ha compresi e supportati prima di chiunque altro. Ecco che cosa disse in un’intervista a Rockol:

“Sui Maneskin tante cose non sono state capite. Ci sono i farisei che credono di sapere la verità su cosa sia rock and roll e su che cosa non lo sia, non so chi abbia dato loro questo tipo di laurea perché in realtà sono proprio loro a non essere rock. Se qualcuno paragona i Maneskin ai Sonic Youth non ha capito un cazzo. I Maneskin sono un gruppo mainstream, si possono paragonare agli Aerosmith. Da sempre hanno voluto essere mainstream. La chiave di lettura dei Maneskin è il loro talento performativo, la loro freschezza e il fatto che in questo momento rappresentano il contemporaneo. Non ha senso l’analisi musicale dei Maneskin, ma ha senso capire il fenomeno Maneskin. Poi uno è liberissimo di non farseli piacere, ma comprenderli significa comprendere il linguaggio dei ragazzi d’oggi”.

I paragoni con il passato

È inutile fare paragoni con il passato, dietrologie o scomodare grandi icone del mondo rock. Ha ragione Agnelli. Non ce n’è proprio il motivo. Il rock del quartetto romano è semplicemente un grande e divertente show, non ha nulla di pericoloso, di turbativo o di inquieto. “Rush!”, la loro terza fatica, la prima dopo l’esplosione mainstream e internazionale, è esattamente questo: intrattenimento. Sembra di essere catapultati dentro un romanzo di John Niven: droga, sesso ed eccessi, ma tutto passa sotto lo scanner di una massiccia dose di ironia, quella che sembra mancare a tutti quelli che criticano per partito preso la band romana.

I Maneskin, tra l’altro, erano quelli che all’Eurovision dicevano che non si drogavano, ricordate? Ma nelle canzoni (qui potete leggere il nostro commento a ogni brano) tutto è lecito, perché la finalità è ballare, scrollarsi di dosso la noia, rompere i tabù. È spirito giovanile, voglia di fare casino, non controcultura rock o punk. “You gotta fight for your right to party”, dai Beastie Boys ai Maneskin. “Rush!” è un disco costruito sin dalle fondamenta per essere catchy, spaziando dal pop al rock fino alle ritmiche dance: lo hanno prodotto e lavorato Fabrizio Ferraguzzo e Max Martin, uno dei re Mida del pop, e nella scrittura Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan si sono fatti aiutare da autori che lavorano con le più grandi popstar al mondo.  

La grande truffa del pop and roll

È proprio quando i Maneskin si lasciano andare, scrivono canzoni dai testi minimali e surreali, con ritornelli che si appiccicano in testa, che fanno il loro gioco nel migliore dei modi: i pezzi in inglese, quelli in cui si prendono meno sul serio e fanno riferimenti a droghe e sesso, sono i più riusciti. Quelli in italiano, invece, dove tentano di andare in profondità con i testi, appaiono più retorici e ridondanti. Nel complesso “Rush!”, al netto della somiglianza fra diverse canzoni che sembrano fatte con lo stampino, è un disco prodotto in modo efficace e suonatissimo. E suonato anche bene, se abbiamo come punto di riferimento, come è giusto che sia, il pop-rock internazionale.

Si potrebbe discutere a lungo sull’identità dei Maneskin: chi sono oggi? Qual è la loro cifra stilistica? Sono un mash up di tante e diverse influenze, sono musica che si nutre di altra musica, un po’ come Ditto, il Pokémon amorfo e gelatinoso capace di trasformarsi in un altro Pokémon. Ma nel loro essere un mix di tante cose, i Maneskin hanno saputo comunque scolpire un’identità e una riconoscibilità. E rendono soprattutto live. Un “pezzo alla Maneskin” qualche cosa, oggi, vuole pur dire. È un’altra "grande truffa del (pop) rock and roll".

TRACKLIST
01. Own my mind
02. Gossip feat. Tom Morello
03. Timezone
04. Bla Bla Bla
05. Baby Said
06. Gasoline
07. Feel
08. Don’t Wanna Sleep
09. Kool Kids
10. If Not for You
11. Read Your Diary
12. Mark Chapman
13. La fine
14. Il dono della vita
15. Mammamia
16. Supermodel
17. The Loneliest

(Articolo originale su Rockol.it)

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