Strays Recensione

Margo Price è giunta a pubblicare il suo primo album, l'autobiografico "Midwest Farmer's Daughter", sì è proprio lei la figlia dell'agricoltore, a 33 anni, un'età matura. Un'età in cui, se sei una Margo Price hai già avuto modo di sperimentare da vicino le difficoltà della vita: la crisi economica che mise in ginocchio la azienda agricola del padre, le dipendenze da alcol e droga causate dalla morte di un figlio che la portarono a trascorrere più di una notte in gattabuia e tutta una serie di relazioni che definire sfortunate sarebbe un eufemismo. Unico conforto per Margo, la musica. Allora si sposta dal natio Illinois, prende casa a Nashville, risaputa capitale del country, e converte il suo vissuto e le sue emozioni in canzoni. Da questa parte dell'oceano lo stereotipo legato al country è la visione bucolica e campestre dominata dalle sonorità del banjo e del violino. La realtà è molto più variegata e noi, qui sulle rive del Mediterraneo, probabilmente non lo comprendiamo fino in fondo, questione di DNA. A ognuno il suo. Le canzoni country sono quelle in cui si racconta la vita e sono spesso popolate da persone che vivono ai margini della società. Margo ha talento e a farle firmare un contratto pensa la Third Man Records di Jack White, dopo l'esordio un altro album. Per il terzo disco si accasa presso un'altra etichetta, la Loma Vista, che patrocina anche, ai giorni nostri, il suo quarto passo, "Strays".

Il tocco di Jonathan Wilson

Già con il precedente album "That's How Rumors Get Started" il fronte delle operazioni si era spostato in California. Per "Strays" Margo Price si è recata a Topanga Canyon per affidarsi alle sapienti cure in fase di produzione di Jonathan Wilson. Per la realizzazione del disco sono stati coinvolti quali ospiti speciali il chitarrista degli Heartbreakers di Tom Petty Mike Campbell ("Light me up"), oltre ad avvalersi del talento di Sharon Van Etten ("Radio") e delle Lucius ("Anytime you call"). Prima di andare in sala di registrazione la Price, per trovare la giusta ispirazione, insieme al marito, il chitarrista Jeremy Ivey, ha pensato che le avrebbe giovato una settimana di ritiro, chiamiamolo spiritual-artistico, in South Carolina dove con il lisergico aiuto di una indefinita quantità di funghetti psichedelici, senza farsi mancare erba e MDMA (l'alcol no, quello sono due anni che non lo tocca), ha messo scritto le canzoni dell'album. "Sapevo di voler fare un disco che fosse quasi un viaggio psichedelico. Sapevo che volevo che avesse molti alti e bassi, dalla pura gioia alle incredibili profondità del dolore." ha rivelato a Consequence.

Voglia di tenerezza

Il proposito di Margo Price si materializza già nei primi secondi di "Been to the mountain" con le note di una tastiera di doorsiana memoria, per non dire della lunga suite finale. In questa ottica la scelta di affidare la cabina di regia a Jonathan Wilson è oltremodo azzeccata. Se esiste qualcuno che nel 2023 può portarti a rivivere l'atmosfera della West Coast a cavallo tra la fine dei Sessanta e l'inizio dei successivi Settanta è proprio lui. E' godurioso l'inseguirsi di voce e chitarra in "Light me up", un saliscendi emozionale ("Get me higher than the tide, Take me down, shake the ground") da applausi. "Change of heart" è un rock radiofonico sui rapporti sempre complicati tanto sono più stretti e vicini ("I quit trying to change the past"). Il pianoforte è il riferimento musicale della malinconica e amara "County road", "Time machine" ha un gioioso incedere, quasi spensierato: la macchina del tempo evocata dal titolo la si vorrebbe possedere per regalarsi una seconda possibilità. La slide fa capolino in "Hell in the heartland" e il/la protagonista vorrebbe trovare qualche appiglio per uscire dalle profonde secche di una serenità perduta. La risposta la si potrebbe trovare nella successiva "Anytime you call", siamo anime fragili che non chiedono altro di essere ascoltate. "Lydia" e "Landfill" chiudono il disco, ed è un gran finale. La storia di Lydia è un pugno nello stomaco, una storia di sofferenza ed emarginazione, mentre "Landfill" è la discarica dei sogni infranti ("No one tells you when you're young you have so much to lose"). Sebbene regni la più cupa disperazione entrambe lasciano socchiusa la porta della speranza in un futuro meno gramo.

Bando alle etichette

Si era parlato di country, ma "Strays", per quanto sia poco importante, è decisamente un album rock. Un album rock con delle belle canzoni: profonde, emozionanti, intense. Margo Price è la prima a non badare alle etichette e a tirare dritta per la sua strada. Margo compone canzoni e lo fa molto bene. Margo canta canzoni che non possono lasciare indifferenti.

(Articolo originale su Rockol.it)

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