LATE DEVELOPERS Recensione

Persino in un mondo ormai liquido e con le canoniche regole di funzionamento tutte saltate come quello discografico contemporaneo, la scelta di un singolo in anticipo di un album può ancora essere rilevante. In positivo o in negativo. Per quest'ultimo caso un esempio chiaro è quello dei Belle and Sebastian e della scelta di aver pubblicato il singolo "I Don't Know What You See in Me", una canzone non solo lontana dal mondo sonoro della band scozzese, ma che sembra un brutto pezzo di Mika o di Carly Rae Jespen. Il risultato è che in rete e nelle riviste specializzate si è levato un coro di polemiche per questa scelta infausta con una serie di commenti dal “sono finiti” al “sono pronti per l'Eurovision”. 
Ed è un peccato, perché “Late Developers” il disco uscito la scorsa settimana è forse uno dei più vivaci (e vari) dell'ultima parte della carriera da parte della band scozzese. In realtà il disco è stato registrato durante le stesse sessioni del precedente “A bit of previous” uscito otto mesi fa, e forse proprio l'ascolto congiunto dei due dischi permetterebbe un'analisi completa sulla band.

Tutto il bello e il brutto dei Belle and Sebastian 

Anche questo disco, come il precedente affronta principalmente il tema dell'invecchiamento e del terrore esistenziale, ma sempre sulle classiche melodie morbide e rassicuranti tipici della band tra Motown, folk inglese e qualche elemento più contemporaneo. Questa volta lo fa prendendo varie strade e stili non sempre a fuoco: infatti oltre al singolo già citato, c'è anche “Do you follow” sulla stessa linea nel mescolare il peggio della musica dance commerciale '80, '90 e 2010 senza troppa convinzione. Poi arrivano alcune tracce che non sono né veramente belle né veramente brutte, come “When We Were Very Young”, “When The Cynics Stare Back From The Wall”, o “Juliet Naked”, interessanti ma incapaci di decollare come molte altre loro canzoni del passato (ognuno ha le sue).
Ma come per tutte le canzoni di Belle And Sebastian, tutto è bene quel che finisce bene in una versione agrodolce, non solo rivestendo di malinconia una melodia allegra, ma anche facendoci passare, da un secondo all'altro, dalla disperazione di un gruppo che pensi non abbia più niente da dire all'euforia che solo una melodia che ti colpisce riesce a darti. Ecco quindi che arriva un poker di pezzi come non se ne sentiva da anni da questa band: “Give a little time” è un vortice di riff e voci e chitarre elettriche così fuori tempo da risultare sublime, “Will I tell you a secret” è una piccola perla acustica, “So in the moment” è un altro bizzarro ottovolante di pop a tinte rock che sembra uscito da “The boy with the arab strap”. “The evening star” è una bella ballata sulle note dei Teenage Fanclub e infine anche l'improbabile disco-funk “When you're not me” è  un pezzo ballabile senza tuttavia risultare ridicoli. Insomma “Late Developers” contiene il peggio e il meglio dei Belle And Sebastian.

Una copertina che dice tutto

Da questo punto di vista la copertina del disco, che raffigura un ragazzo con la cravatta che sviluppa a mano fotografie formato A4, spiega molto di questo disco. I Belle And Sebastian sono un gruppo di un altro tempo che cerca di vivere bene questo 2023 nonostante loro stessi.
Per concludere: 25 anni fa, Belle And Sebastian ci hanno fatto venire nostalgia delle nostre gioie, dei nostri dolori e dei nostri amori passati. Oggi, Belle And Sebastian ci rendono semplicemente nostalgici di Belle And Sebastian. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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