8 Recensione

di Davide Poliani e Gianni Sibilla

 “Ma adesso siamo qui”, cantano i Subsonica nell’apertura di “Jolly Roger”. “8” arriva a quattro anni da “Una nave in una foresta”. Nel frattempo i singoli membri - che sempre hanno avuto vite parallele - hanno portato avanti i progetti extra-gruppo più importanti della loro carriera: su tutti i dischi solisti di Samuel e Boosta, ma anche il consolidamento dei DeProducers per Casacci e i Demonology Hi-Fi con Ninja, un libro e varie collaborazioni per Vicio.
“Ma adesso siamo qui”, appunto, perché i Subsonica hanno riportato tutto a casa, con un disco che recupera la loro storia musicale, guardando al presente e al futuro. Un disco che cita il sound degli anni ’90, “Microchip emozionale”, ma legge la realtà attuale, sonora e non solo

7 dischi e 22 anni di carriera sono tanti: "8" poteva essere un’operazione rischiosa. Non è obbligatorio che i traguardi debbano essere inevitabilmente accompagnati dai bilanci: la tentazione di tracciare la classica linea che avrebbe segnato una ripartenza poteva essere dietro l’angolo: è la classica narrazione - ci si perdoni l'espressione - dei gruppi arrivati.
Invece Samuel e compagni si sono guardati alla spalle accorgendosi che il passato, tutto sommato, li aveva preceduti. Sarà stata fortuna, coraggio o semplice casualità: fatto sta che i Subsonica si sono trovati nella condizione di trovarsi a proprio agio con sé stessi come raramente, in due decenni di carriera, ci si sono mai trovati.


Così succede che il discorso musicale, in "8": parte dai ’90, ma prescinde dalle citazioni. Certo c’è il big beat di "Jolly Roger", gli inserti glitch in "Le onde”. C’è “Punto critico”: per stessa ammissione della band, “Se "Microchip emozionale" uscisse oggi, conterrebbe con tutta probabilità sonorità come queste".
Ma il fatto è che il citazionismo non è mai fine a se stesso, ma all’idea di canzone che la band ha: un’idea che è sempre stata originale, mai banale e complessa, e lo è maggior ragione oggi in tempi che spingono alla semplificazione estrema.
A fare la differenza, rispetto al passato, ci sono le esperienze soliste maturate dai singoli elementi negli ultimi anni, che lavorando sottotraccia hanno portato a un prodotto finale più coeso ma anche più difficile e sfaccettato, anche quando la cassa è in quarti e il ritornello ha tutte le carte in regola per guadagnarsi il singalong in platea, come in “Respirare”, che sarà un perfetto singolo e un perfetto seguito di “Bottiglie rotte”.

Dal loro punto di vista, Samuel, Boosta, Max Casacci, Vicio e Ninja non si sono preoccupati di restare fedeli a sé stessi, restituendo nella musica così come nei testi di "8" il mondo così come fotografato dalla loro prospettiva.  Sotto l’aspetto lirico, i Subsonica sono sempre stati un gruppo “impegnato”, ma con una forma di racconto sul presente mai aggressiva. Una forma che oggi mettono a punto in maniera ancora più precisa la band torinese riesce a offrire uno sguardo sul sociale - in "Punto critico", "Fenice" o "La bontà", per esempio - evitando la predica, anche velata, ma restituendo, appunto, la fotografia della realtà regolando luci e contrasti a seconda delle proprie inclinazioni. Cosa molto più facile a dirsi che a farsi, perché l'eleganza formale e - perché no - la levità, quando si vanno a toccare nervi scoperti, è prerogativa di pochi, specie coi tempi che corrono. “L’incubo” è l’esempio migliore, nonché uno dei brani migliori del disco: il disagio del presente, raccontato senza giudizio, e impreziosito dalla presenza di Wille Peyote, unico ospite del disco, scelto non a caso: un rapper con un punto di vista diverso.


Probabilmente è questa la peculiarità - prima ancora che del nuovo album - dei Subsonica di oggi: sfidare il pubblico a grattare sotto la superficie, incalzarlo, è sicuramente più stimolante che cercare di azzeccare la chiave di un pezzo o infilare il break giusto al momento giusto. 
“8” è un disco che valorizza la complessità rispetto alle soluzioni semplici: iun un mondo dove tutto, musica compresa, deve necessariamente diventare sempre più user friendly, Casacci e compagni hanno deciso, se non di remare in direzione contraria, almeno di non lasciarsi trasportare dalla corrente. A maggior ragione se, come sostengono loro, ci si parano davanti tempi molto difficili ma molto interessanti come quelli che abbiamo vissuto appena vent'anni fa: se allora e con tutta la fatica del caso i frutti, alla fine dei conti, sono stati più quelli buoni che quelli cattivi, perché stavolta non alzare più in alto l'asticella durante la semina in attesa del prossimo raccolto?

TRACKLIST
1. Jolly Roger
2. L'incubo feat. Willie Peyote
3. Punto critico
4. Fenice
5. Respirare
6. Bottiglie rotte
7. Le onde
8. L'incredibile performance di un uomo morto
9. Nuove radici
10. Cieli in fiamme
11. La bontà
12. L'incredibile performance di un uomo morto (Boosta Demo)
13. The Gadagheciu (Bottiglie Rotte Max Demo)
14. Pipistrello della frutta (Respirare Demo)

(Articolo originale su Rockol.it)

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