CHE EFFETTO FA Recensione

All’alba del terzo album, le cose sono cambiate. Parliamo dei KuTso, band che buona parte di noi ricorda principalmente per “Elisa”, pezzo con cui nel 2015 i ragazzi arrivarono secondi tra le nuove proposte a Sanremo. Ecco, a distanza di tre anni e con due dischi sulle spalle, la band guidata da Matteo Gabbianelli ha giustamente deciso di cambiare le carte in tavola per guardare al futuro. Prima mossa: nuova line up. A Gabbianelli si aggiungono dunque Brian Riente, Luca Lepore e Bernardino Ponzani. Seconda mossa: nuovo sound e largo a synth e all’elettronica. Una mossa certo non rivoluzionaria visti i tempi che corrono, ma i KuTso sono una band fondamentalmente pop e non ci vedo nulla di male nel cercare di stare al passo con i tempi. Per questo nuovo inizio i ragazzi mettono quindi sul piatto dieci nuovi pezzi dal tiro bello sostenuto, in cui la voce e le interpretazioni di Gabbianelli la fanno ancora da padrone.

L’album nasce dall’accettazione che la vita è una tela su cui gettiamo continuamente colori a caso; di tanto in tanto è bene fermarsi a guardare che effetto fa questo nostro pastrocchio esistenziale, per poi ripartire con qualche consapevolezza in più.

In pratica “Che effetto fa” è uno stop & go riflessivo, portato avanti a colpi di pop ben prodotto e confezionato. Un disco pervaso da tanta ironia, storicamente elemento cardine della produzione dei KuTso; basta ascoltare pezzi come  “Manzoni alieni” in cui Gabbianelli (sempre inconfondibile) canta quando a scuola studiavo Manzoni, francamente mi rompevo i coglioni / e allora inventavo storie d’alieni per dimenticare i problemi terreni, o lo swing pop agrodolce di “Disoccupato” in cui la disperazione di un artista squattrinato prende una piega decisamente imprevedibile, per capire di cosa si sta parlando.

Un passo avanti quindi per una band che sentiva il bisogno di evolvere e l’ha fatto: già solo la copertina di questo nuovo album ci dice che i ragazzi sono cresciuti senza però perdere la voglia di giocare. Sono cresciuti ma non hanno messo la testa a posto. Bene così.

(Articolo originale su Rockol.it)

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