Corochinato Recensione

Fanno uno strano effetto, gli Ex-Otago. La loro musica è morbida, leggera, estiva, pop. Allo stesso tempo, però, i pezzi del quintetto ligure finiscono per portarci in direzioni spesso spiazzanti, poco scontate, con brani all’apparenza fruibili che si rivelano invece portate difficili da digerire. Per capirlo, forse, basterebbe conoscere un po’ di più Genova e la Liguria, sapere, ad esempio, cos’è il Corochinato, quell’aperitivo di vino di Coronata e spezie servito nei baretti del centro storico del capoluogo ligure, che dà il titolo alla sesta prova di studio di Maurizio Carucci e compagni e che è sempre più difficile da trovare. Davanti a un bicchiere di Corochinato inizia il viaggio degli Ex-Otago, che attraversano la notte e le notti in tutte le loro diverse sfaccettature, come bene introduce la traccia d’apertura del disco, “Forse è vero il contrario”: “Nottate su nottate a camminare per ore”, canta Carucci, che prosegue con un invito a mettere in discussione le certezze di sempre, non senza rischi – “se non è vero mi sparo”. Sulla stessa linea concettuale si colloca “Tutto bene”, il primo singolo estratto dal disco, che su un ritmo ballereccio gioca con tutti i “tutto bene” detti troppe volte e la preghiera “dimmi quello che vuoi ma per favore non mi dire mai che va sempre tutto bene”. I tappeti elettronici di brani come questi lasciano il posto agli arrangiamenti più elaborati degli ultimi pezzi, “Le macchine che passano” e “La notte chiama”, che continuano a esplorare le ore più buie della rotazione della Terra attorno al suo asse. La prima lo fa tra riff, assoli di chitarra elettrica e scratch, la seconda – uno dei brani più elaborati del disco – con il suono del pianoforte che porta verso il ritornello di synth e ritmi caraibici. “La notte chiama ma io non rispondo, sono super gasato di andarmene a letto”: eccola un’altra delle possibili notti di “Corochinato”, un inno alla pace della sera che disdegna la pista da ballo ed esalta la semplicità, accompagnato da musica che potremmo benissimo sentir passare in discoteca. “Questa notte”, secondo singolo del disco, sembra un po’ il prequel di “Solo una canzone”, il brano scelto dagli Ex-Otago per la loro avventura a Sanremo 2019. Mentre “Questa notte” ripensa, sempre spingendosi oltre l’imbrunire, all’inizio di una storia, “Solo una canzone” racconta invece un amore maturo, non più giovane, e la necessità, per riuscire a “restare complici”, di ritrovarsi e riscoprirsi sempre.

La formazione, composta Maurizio Carucci, Francesco Bacci, Simone Bertuccini, Olmo Martellacci e Rachid Bouchabla, ha le radici ben salde, origini che non traballano e che trovano stabilità in suoni – anni Ottanta e Novanta – e sapori – quello del Corochinato – che arrivano da un’altra epoca ma ci raccontano il presente con un’efficacia che non accusa nostalgie, nemmeno quando la band si addentra nei giorni (e nelle notti) d’infanzia di “Bambini”. Dopo “Marassi”, ideale predecessore di “Corochinato”, anche questo disco, prodotto da Matteo Cantaluppi, conferma che il legame con la loro città, l’originalità nel trattare i temi più semplici e quel suono sostenuto, un po’ vintage e aperto alle contaminazioni sono i tratti che meglio esprimono l’universo, sempre un po’ più ricco, degli Ex-Otago.

(Articolo originale su Rockol.it)

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