Emerald Valley Recensione

Qualche tempo fa abbiamo intervistato Steve Wynn a proposito del disco nuovo dei Dream Syndicate: tra una chiacchiera e l'altra mi ha raccontato della moglie Linda Pittmon, batterista, al lavoro in contemporanea su 4 dischi con Peter Buck dei R.E.M..
E' cosa nota l'iperproduttività del chitarrista dopo lo scioglimento della band nel 2011. Ne abbiamo parlato spesso da queste parti: un profilo più basso, nessuna pressione da star del mainstream e una miriade di piccoli progetti in parallelo. Tra questi i Filthy Friends, che evidentemente non sono un fuoco di paglia: il gruppo è nato dall'amicizia e dalla sintonia con  Corin Tucker delle Sleater-Kinney, coinvolta in uno dei primi (ma un po' sghangherati) dischi solisti di Buck. A completare la band, Scott McCaughey, Kurt Bloch e appunto la Pittmon (che ha preso il posto di Bill Rieflin).

La prima prova della band, "Invitation", era arrivata nel 2017 e a momenti sembrava di sentire i primi R.E.M., quelli di "Murmur" e "Reckoning", con una bella voce femminile. A questo giro la band mantiene intatta la carica rock e punta molto sulla politica (diversi brani dedicati alla presidenza Trump, a partire da "November man"). Certo, le chitarre di "Only Lovers Are Broken" ricordano quel rock, ma per lo spettro sonoro è un po' più ampio. Non di molto, perché sempre di rock anni '80 e '90 parliamo: ma l'alchimia tra i due membri principali della band si sente eccome. "Hey Lacey" chiude l'album con solo voce, chitarre elettriche e piano: è il momento in questa intesa è più evidente.

Forse manca un po' l'effetto sorpresa del primo album, ma "Emerald valley" è un disco che non parla solo ai fan delle band coinvolte. E' un buon disco di rock classico, che dà esattamente quello che promette. La bella notizia è che fanno sul serio.

(Articolo originale su Rockol.it)

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