La fine di tutti i guai Recensione

Non è un tradimento. Il jazz sta sempre lì, nei suoni, nelle atmosfere e nei colori che caratterizzano questa manciata di canzoni, negli arrangiamenti sempre complessi e raffinati. Solo che stavolta Sergio Cammariere prova a rendere la sua musica un po' più accessibile e diretta. "La fine di tutti i guai" è un disco di canzoni d'amore. Semplici canzoni d'amore, che però spaziano a livello di generi e suoni, rappresentando le tante ideali tappe di un viaggio musicale che va dalla musica latino-americana e brasiliana fino al blues.

C'è il rhythm and blues di "Danzando nel vento", "Dimmi almeno una parola" e "Se conosci il blues", un 6/8 in pieno stile Cammariere come "Ma stanotte dimmi dove stai", una ballata come "Mi domando se", il funky di "La sola cosa vera", il country-folk di "Con te sarò". E poi c'è una chicca, "Io so", un brano che il musicista era solito suonare dal vivo negli anni '90 ma che non aveva mai inciso su disco: lo ha fatto per questo album, quasi a volersi ricollegare ai suoi esordi da cantautore.

È chiaramente un disco per palati fini, come tutti gli altri dischi di Sergio Cammariere, che qui torna a cimentarsi con le canzoni dopo un disco di soli brani strumentali, "Piano", uscito nel 2017. Ad affiancarlo, musicisti di spessore - gli stessi che lo accompagnano dal vivo da ormai diversi anni - come Amedeo Ariano (batteria), Luca Bulgarelli (contrabbasso), Daniele Tittarelli (sax soprano) e Bruno Marcozzi (percussioni). Tra gli ospiti dell'album, il violinista albanese Olen Cesari, il chitarrista brasiliani Roberto Taufic, l'organettista Alessandro D'Alessandro, il batterista Alfredo Golino e il chitarrista Maurizio Fiordaliso.

(Articolo originale su Rockol.it)

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