Soyuz 10 Recensione

Il cantautore siciliano, con questo progetto, chiude una sorta di trilogia "ragione-corpo-cuore": dopo “Il tramonto dell’occidente”  e “Motore di vita” . Spiega infatti a Rockol che, laddove il disco del 2014 era incentrato sulla ragione e quello di due anni fa invece era molto fisico, in questo si dà risalto al cuore e ai sentimenti, tornando a parlare di amore, oltre che di attualità.

“Soyuz 10” - il titolo viene dal microfono usato in studio più un numero che indica che questo è il decimo disco solista dell’ex cantante dei Denovo - parte alla grande con “Il vaso di Pandora”, in cui il cantautore accenna alla dipendenza che oggi un po’ tutti abbiamo dalla tecnologia, su una base pop/rock con tante chitarre. Continua poi con il primo singolo “Il pubblico sei tu”, una sorta di inno motivazionale sull'importanza di pensare prima a sé stessi, su un ritmo dance che richiama il genere dell’album precendente, anche se qui tutto è meno elettronico e più suonato. Questa, musicalmente parlando, è la differenza fondamentale con l’album precedente: qui ci sono archi, fiati e persino un organo Hammond, pur mantenendo un sound molto attuale (“sfido chiunque oggi - dice Venuti - a fare un disco senza usare ProTools e computer”).

Senza citare tutti i dodici brani di “Soyuz 10”, diremo che sono tutti molto belli, con testi interessanti e musicalmente molto vari. Tra i preferiti, “Il tempo di una canzone” dalla melodia vagamente orientaleggiante, a cui dà grande respiro l’arrangiamento per orchestra, che lo rende un pezzo di perfetta musica leggera italiana. E poi il delizioso reggae di “Ciao cuore”, con un testo che porta a riscoprire i sentimenti, perché è impossibile vivere senza. “Siamo fatti così” ricorda invece i bei brani melodici anni ‘60, alla Bindi o Paoli, con un testo che invita ad essere sempre se’ stessi. E infine il brano di chiusura, la bella bossanova che ricorda l’amore di Venuti per i ritmi brasiliani (ricordate “Fortuna”?) con un testo che gioca con le illusioni temporali e un ipotetico viaggio nel futuro, e un arrangiamento per orchestra davvero magistrale. Decisamente un disco raffinato ed elegante nella sua leggerezza, il cui ascolto si fa tutto d’un fiato senza mai annoiarsi: di questi tempi non è poco.

(Articolo originale su Rockol.it)

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