Supereroe Bat Edition Recensione

Spesso e volentieri, il nome di Emis Killa viene tralasciato nei discorsi che tentano di stabilire un elenco dei migliori rapper italiani. Protagonista di una scalata ad successo verace e rapidissima, iniziata nel mondo del freestyle – è stato campione del Tecniche Perfette e per anni il freestyler da battere in Italia -, proseguita a colpi di mixtape e dischi carichi di rabbia giovanile, approdata al mondo del mainstream con un fragoroso successo da teen idol; “Parole di ghiaccio” resta tutt'ora uno dei successi più importanti del rap italiano. Questa sua presenza assidua nel mainstream spesso ha portato molti a sottovalutare le doti da rapper dell'artista milanese, che con “Terza Stagione” ha ribadito a tutti – pubblico e critica – di aver sempe avuto i mezzi per realizzare dischi profondi, non solo hit teen friendly. I risultati però non hanno promosso “Terza Stagione”, e il successivo “Supereroe”, uscito a fine 2018, ha visto un Emis Killa in versione più equilibrata, a suo agio sia con street banger che brani più orientati al pop.

Emis Killa ha deciso di riportare il disco sugli scaffali con una repack, dal titolo “Supereroe Bat Edition”, con quattro singoli inediti. Ai microfoni lo seguono Nayt e Geolier, rispettivamente in “Batman” e “Montecarlo”, che si aggiungono al folto gruppo di ospiti già presenti nella versione originale – Capo Plaza, Carl Brave, Vegas Jones, Gemitaiz, Gue Pequeno, 6ix9ine e PashaPG.

“Supereroe” si era contraddistinto per un'ottima varietà, che metteva in mostra tutta la capacità camaleontica di Emis Killa di sfruttare al meglio ogni sonorità e atmosfera. La “Bat Edition” non riesce a replicare il risultato dell'originale: nonostante il titolo potesse farlo presagire, i singoli aggiunti non hanno tinte cupe o dark, ma sono soprattutto esercizi di stile e autocelebrazione, tra tecnicismi e soluzioni metriche comunque impeccabili. Tijuana si rivela una versione più politically correct di Linda, mentre le strofe di Nayt e Geolier, tecnicamente ineccepibili, non colpiscono però particolarmente. L'asticella si rialza con “La mia malattia”, una love ballad malinconica e sentita, che riconsegna la versione più sincera di Emis Killa, quella che ha fatto innamorare tantissimi dei suoi fan di lunga data.

(Articolo originale su Rockol.it)

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