Vice City Recensione

Quando nel 2016 uscì “El Dorado”, quello de Le Scimmie era uno dei nomi più chiacchierati del rap italiano. I due giovani rapper che componevano il gruppo, Vale Lambo e Lele Blade, si erano distinti per l'ottima capacità di combinare liricismo, tecnica e musicalità, coadiuvati dalle produzioni di Yung Snapp. Dopo aver messo in stand-by il progetto, i due artisti campani si sono concentrati sulle rispettive carriere soliste. Lele Blade nel 2018 ha rilasciato il suo primo album ufficiale, “Ninja Gaiden”, per poi tornare in studio l'anno successivo e realizzare “Vice City”, un Ep ispirato – a livello di immaginario e di sonorità, ma anche dal punto di vista grafico – al leggendario e omonimo capitolo di Grand Theft Auto, una delle saghe videoludiche più famose di sempre. Immerso nel lusso e negli eccessi degli anni '80, il videogioco narrava le gesta di Tommy Vercetti, gangster impegnato nella scalata dell'impero criminale della città – fortemente ispirata a Miami. Lele Blade ha adattato quell'immaginario e l'ha ibridato con i riferimenti tipici del suo rap.

Nelle sei tracce che compongono il lavoro, l'artista napoletano ha coinvolto diversi nomi di spicco della scena italiana. Oltre all'amico e collega Vale Lambo – presente in “La Bamba”, che non manca di fare riferimento al duo de Le Scimmie -, compaiono infatti anche Gemitaiz – nella title track “Vice City” - e Luchè – in “Un attimo”. Le produzioni sono invece interamente affidate a Yung Snapp, con il quale l'affinità lavorativa è pressochè totale, mentre Dat Boi Dee firma la strumentale di “Loco”, traccia che chiude l'ascolto del disco.

La “leggerezza” di “Vice City” in quanto progetto quasi estivo si manifesta soprattutto nelle sonorità: il sole, le palme e le spiagge del videogame che ha ispirato l'immaginario del progetto sembrano riflettersi sulle strumentali, dalle tinte energiche, cariche, ma anche eteree e sognanti – proprio come gli anni '80. “Loco” conclude l'EP con delle tinte latine fortemente marcate, mentre poco prima “Un Attimo” con Luchè è un onirico viaggio sentimentale in una relazione, toccante ma non struggente, sfuggente ma al tempo stesso concreto. Il brano con Gemitaiz regala un ritornello ipnotico e anche piacevoli sprazzi di malinconia, bilanciati dalla forte – e tecnicamente ineccepibile – autolebrazione in “Maserati”, traccia che inaugura “Vice City”. Varietà ma anche compattezza, musicalità ma anche liricismo, trend sonori del momento sfruttati ma fatti propri con personalità: “Vice City”, pur nella sua brevità, conferma Lele Blade come uno dei giovani più interessanti della scena rap italiana, che in breve tempo sta passando da piacevole scommessa a talentuosa certezza.

(Articolo originale su Rockol.it)

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