Future Dust Recensione

“Future Dust” degli Amazons mi ha riportato a una delle frasi ricorrenti dei tempi della scuola, quando i professori alle udienze con i genitori pronunciavano la sentenza: “Il ragazzo è sveglio, va bene, ma considerato il suo potenziale potrebbe dare di più”.
La seconda prova in studio della band di Reading, che arriva a due anni di distanza dall’esordio self-titled, è un buon disco rock, ma gli manca qualcosa per decollare davvero.

I riff di chitarra sono godibili e lasciano presagire un crescendo energico dei brani che, però, non sempre arriva. Questa sensazione si avverte già sul primo pezzo, “Mother” e viene confermata dai brani successivi, da “Fuzzy Tree” a “Doubt It”, a “End Of Wonder”.

L’album è ben prodotto, ma in un modo che, forse, va a scapito dell’impatto. 
I ritornelli aperti, con la bella voce di Matt Thomson, certo sono ben studiati: piacevoli all’ascolto e perfetti per un live da stadio (e i Nostri lo dimostreranno sicuramente aprendo la data dei Muse a San Siro il 12 luglio).

Sono 11 canzoni che, a chi ama quel tipo di alternative rock senza sporcature, possono piacere. Anche perché gli Amazons hanno fatto un ulteriore passo avanti rispetto al primo disco. Lo si nota tanto nei testi e nelle tematiche affrontate (il ruolo dei social media, le sfide che si devono fronteggiare crescendo, i disturbi alimentari e la depressione) quanto nella musica. Tuttavia, è come se stessero ancora esplorando il territorio per capire quale direzione prendere.
D’altra parte lo ha dichiarato lo stesso Thomson durante un’intervista: “Non siamo neppure ancora vicini al tipo di band che vorremmo diventare, ma credo che, sicuramente, questo disco rappresenti un passo in quella direzione”.

La stoffa c’è e il fuoco sotto la brace è acceso, ma il rock, per sua natura, deve essere incendiato.

Speriamo che lungo il tragitto gli Amazons non si trasformino in pompieri.

(Articolo originale su Rockol.it)

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