Angel's Pulse Recensione

Da un certo punto di vista Dev Hynes, ovvero colui che sta dietro al progetto Blood Orange, rappresenta l'artista più rappresentativo di questo strano, liquido e stimolante periodo storico che sta attraversando la musica pop: estremamente creativo, multiforme (pur avendo solo 34 anni, il musicista inglese ha già avuto quattro vite artistiche differenti, prima come leader della band punk-funk Test Icicles, poi come cantautore indie-pop-folk Lightspeed Champion, autore per Chemical Brothers, Basement Jaxx e Florence and The Machine, e infine, trasferito a New York, con il progetto soul-r&b Blood Orange), capace di unire il pop con le tematiche LGBT, multistrumentista, infaticabile produttore (fu di fatto lo scopritore di Solange Knowles), ma al tempo stesso anche incapace di impegnarsi davvero in qualcosa di concreto, ad esempio una vera e compiuta pop song.

In fondo questo nuovo mixtape “Angel's Pulse” non differisce molto dal precedente “Negro Swan” se non per il fatto che quest'ultimo aveva più una struttura da disco, con un messaggio e una sua uniformità data anche dai tanti interlude che inframezzavano le tracce, che invece qui sono mixate.Tuttavia il pop-r&b impressionista, nebuloso e lascivo è sempre quello, anche se le canzoni (o meglio gli abbozzi) ci sono e sono pure buone. Specialmente nella prima parte del disco.

“I wanna C U” è puro Blood Orange, canzone leggera ed evanescente che appena ti affezioni finisce per finire un solo di chitarra (“Something to do”) senza arte né parte, ma poi il mood riprende con “Dark & ​Handsome” insieme a Toro Y Moi e “Benzo” con il classico sax anni 80 che è diventato il trademark delle produzioni di Blood Orange. "Good for you” con Justine Skye, che rimanda a certe ballad di Michael Jackson, è poi affiancato all'avanguardia di “Take it Back” con Arca, il rap claustrofobico “Seven Hours Part 1”, l'elettronica di “Baby Florence” e l'hip-hop vecchia scuola di ProjectPat e Gangsta Boo. “Angel's Pulse” è per sua natura un disco molto vario, una sorta di raccolta di b-sides poco connesse tra loro, ognuna delle quali ha qualcosa di speciale che però non viene sfruttato a dovere.

Insomma, sarebbe bello raccogliere tutti queste idee, aperture melodiche, cupe ritmiche, bizzarri riff di chitarra e tocchi di sax, accostare al buon Devonté un produttore che lo faccia concentrare per avere come risultato un disco bello e veramente rilevante.

 

(Articolo originale su Rockol.it)

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