FEVER DREAM Recensione

Se gli Of Monsters and Men non si sono ancora sciolti e continuano a fare concerti e dischi ancora oggi è perché, forse, non hanno mai avuto grosse aspettative. Insomma, "Little talks" nel 2012 fu una hit internazionale che permise alla band islandese di collezionare non pochi Dischi d'oro e di platino. Però non era nei loro piani, nel senso che loro non se lo aspettavano affatto: "Ok, grazie, ma non era questo il tipo di successo che cercavamo", hanno pensato i vari componenti della band. Che negli anni successivi sono riusciti ad andare oltre quella hit un po' ingombrante. Ora eccoli con il loro terzo album in studio, "Fever dream", ideale successore di "Beneath the skin" del 2015.

L'album, anticipato dai singoli "Alligator" e "Wild roses", è stato prodotto dagli stessi Of Monsters and Men insieme a Rich Costey, già al fianco di Sigur Rós, Muse, Foster the People, Santigold e Biffy Clyro. La vocalist della band, Nanna Bryndis Hilmarsdòttir, lo ha descritto come un nuovo capitolo della storia degli Of Monsters and Men: "È un mondo a parte, completamente diverso. 'Beneath the skin' aveva atmosfere più pesanti e meno accessibili rispetto al primo album, mentre 'Fever dream' è molto luminoso, pur mantenendo certi momenti più oscuri".

"Fever dream" contiene undici tracce tra alternative e indie rock con le quali gli Of Monsters and Men mantengono ben saldo il loro posto nel panorama internazionale, senza temere la rivalità con le band britanniche e statunitensi.

(Articolo originale su Rockol.it)

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