Ballate Per Uomini E Bestie Recensione

«Poesia, filosofia e denunzia!», esclama semiserio Vinicio Capossela nel presentare il suo disco più moderno e assieme arcaico. Ballate per uomini e bestie è la colonna sonora dello strano Medioevo in cui viviamo.

Da una parte c’è un’idea spaventosa della contemporaneità, la Rete come pestilenza morale, l’irreversibile caduta verso il basso, la miseria delle idee. Dall’altra si canta il bisogno di tornare all’essenza delle cose, al sacro, alla natura, al mondo animale. Ed ecco dunque le tante bestie che popolano il disco, come la giraffa che scappa dal circo, vaga per la città e ci mette di fronte alla bruttezza del nostro vivere. E nel mezzo di questo bislacco cantico delle creature, Vinicio infila suggestioni prese da John Keats, da Oscar Wilde, da Francesco D’Assisi.


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(Articolo originale su Rockol.it)

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