Hollywood's Bleeding Recensione

È il lato oscuro della fama quello che si insinua nei suoni e nei versi delle canzoni di "Hollywood's bleeding" in cui Post Malone racconta la sua quotidianità fatta di insicurezze mascherate dal lusso, dai soldi e dai macchinoni. Un attacco indiretto ai meccanismi dello show business, che tra pressioni, giudizi e gossip a volte possono rivelarsi fatali per la carriera di un artista - non nel caso del rapper americano. Nelle diciassette (!!!) tracce contenute all'interno del suo terzo lavoro ufficiale Post Malone non fa che rimpastare i suoni del suo album precedente, "Beerbong & Bentleys", aggiungendoci stavolta un pizzico di inquietudine.

Il disco è dedicato proprio alle trappole dello showbiz: Malone, che in una canzone del suo precedente disco, "Paranoid", raccontava di dormire sempre con una pistola calibro 45 per paura che qualcuno potesse tradirlo alle spalle, qui racconta di come il successo alla lunga abbia finito per stravolgere la sua vita privata e mandare all'aria le sue relazioni, e di come lo abbia spinto a non fidarsi praticamente di nessuno. "Hollywood sta morendo per colpa di tutti quei fottuti vampiri succhiasangue e merda", ha spiegato, riferendosi ai troppi amici di convenienza che una star come lui può incontrare nel suo percorso. Il tema ha ispirato quasi tutte le tracce del disco (a partire dalla prima, la title track, in cui il rapper si domanda: "Chi verrebbe al mio funerale?"), che vedono Post Malone prendere i luoghi comuni della trap e declinarli in maniera diversa.

Se nei testi ritroviamo quell'ostentazione della ricchezza e dello stile di vita della trap-star che aveva già caratterizzato buona parte di "Beerbong & Bentleys", tra citazioni di brand della moda e di lusso, l'umore del disco - tra drum machine, sintetizzatori e chitarrine minimal - è generalmente cupo, quasi a ricreare quelle zone d'ombra che nei passaggi chiave dei brani Post Malone si limita ad accennare (come in "Goodbyes", dove si paragona a Kurt Cobain: "Me and Kurt feel the same / too much pleasure is pain"). Ad eccezione di tre o quattro episodi che meritano una menzione a parte.

Sono il pop-punk di "Allergic", il bedroom pop di "Circles", la coda orchestrale di "Internet" (nella produzione c'è lo zampino di Kanye West, che ricambia il favore dopo il duetto su "Fade" contenuto nel suo "The life of Pablo") e il pop soul di "Myself" (tra gli autori anche Father John Misty) i pochi pezzi davvero degni di nota di questo "Hollywood's bleeding", quelli in cui Malone prova ad uscire fuori dallo schema di "Beerbong & Bentleys". E poi c'è il bizzarro esperimento di "Take what you want", in cui fa incontrare nella stessa traccia Ozzy Osbourne e Travis Scott, praticamente un gigante del rock (ai tempi del liceo Post Malone suonava in una band heavy metal) e una star della trap - eppure funziona, in barba agli scettici.

Infrangerà record su record e consoliderà il successo di Post Malone, tra i più grandi artisti rap attualmente in circolazione per cifre e numeri. Ma "Hollywood's bleeding" è davvero il disco che ci si aspettava dal 24enne rapper americano, dopo il boom dello scorso anno con la hit "Rockstar" e un album come "Beerbong & Bentleys", che attraverso il mix di folk, rock e r&b - pur dividendo la critica, tra chi lo aveva considerato un buon disco e chi invece lo aveva stroncato con punteggi bassissimi - era riuscito a infondere nuova linfa alla trap?

(Articolo originale su Rockol.it)

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