10 Recensione

Fragile e decisa, Missincat. Dalla sua Berlino, la cantautrice e produttrice Caterina Barbieri ha dato voce alle inquietudini che sentiva di doversi lasciare alle spalle. Un gesto catartico che ha nel numero “10” la voglia di andare ancora avanti, di ricominciare daccapo, ma con un’inedita consapevolezza. La scelta del dieci, inoltre, non è affatto casuale, perché questo necessario atto di liberazione dalle costrizioni, coincide con il decennale dall’esordio di Missincat, con quel “Back On My Feet” che, quasi in sordina, le ha permesso di far conoscere una timbrica insieme limpida e potente, così come le note, essenziali, della sua chitarra.

Il nuovo album, intitolato appunto “10”, rappresenta la voglia di Caterina di mettere il punto a un periodo piuttosto complicato della sua vita, azzerando quelle certezze ormai incrinate dalle ferite degli eventi. In un racconto di personale vulnerabilità, il disco è il risultato di una lavorazione piuttosto lunga, durata quasi tre anni, perché come l’artista stessa ci ha spiegato, “le decisioni maturate a lungo portano sempre dei buoni vantaggi”. Il tempo sembra quindi essere stato dalla parte di Missincat, che per questa ritrovata intesa con se stessa ha deciso di misurarsi con la propria lingua madre. Per la prima volta infatti, dopo “Capita” - il duetto con Dente del 2011, contenuto nell’album “Wow" -  Caterina si è liberata dalla protezione che l’inglese le aveva finora concesso per mettere a nudo le questioni irrisolte del suo vissuto attraverso l'uso dell'italiano, con lo stesso immutato bisogno di confrontarsi con la leggera grazia di un animo confidente e curioso.

Sono soprattutto le delusioni e le nostalgie a muovere gli impulsi della cantautrice. Considerazioni spesso amare, come quelle di “Oggi no”, in cui la voce soffice di Missincat si fa carico della dolce malinconia di chi fatica ad accettare un presente non sempre all’altezza delle aspettative, indeciso tra i rimpianti di un passato ormai perduto e una quotidianità ancora da risolvere. Un senso di indefinito romanticismo attraversa le canzoni, da “Bisogno di te” a “Carte false” si mostra quel “sehnsucht” tutto tedesco che attira fatalmente verso ciò che non si è ottenuto e che continua a saturare senza sosta pensieri e sentimenti, tra loro spesso in contrasto. Eppure “10” non racconta solo di affetti e ricordi che hanno lasciato il segno, ma anche di connessioni con un mondo interiore che spinge per trovare la sua direzione. Così, insieme alla necessità di liberarsi dalle amarezze di “Per un’ora”, “Come una dea” o “Pinocchio”, emerge il bisogno di scoprirsi ancora una volta, privi di difese, nell’invito salvifico di “Più vicino”, in cui la voglia di superare le diffidenze per accettarsi, con tutti gli inevitabili difetti del caso, è un passaggio indispensabile - “come la bellezza sia un insieme accurato di imperfezioni” - per ritrovare, senza riserve, la propria preziosa unicità.

In “Mare”, infine, c’è la storia di chi il suo viaggio, quello della speranza di fuggire da un inferno, non è riuscito a portarlo a termine. Si dà voce, dal fondo del Mediterraneo, allo sconosciuto che nella sua condizione di estraneo, ormai senza nome né volto, non potrà più tornare dalla propria famiglia. Con un colpo profondo al cuore spesso frettoloso dell’Occidente, Caterina Barbieri cita in musica una delle più grandi tragedie del nostro tempo, portando a termine la rifioritura esistenziale di “10” con una sventurata storia d’amore dall’epilogo che non ammette possibilità di appello.

Valorizzando quindi l'idea del percorso liberatorio, Missincat, con le sue ballate intimiste, tra tessiture elettroniche e struggimenti motivazionali, chiude un ciclo per il bisogno vitale di rinnovarsi, consapevole che nel momento in cui la si elabora, la malinconia non può che essere il carburante di una nuova partenza.

(Articolo originale su Rockol.it)

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