Saturday Night Massacre Recensione

È un autunno caldo per i nostalgici del noise anni Ottanta.
Dopo “Leaving Meaning” degli Swans e l’esordio da solista di Kim Gordon con “No Home Record”, ora è la volta di “Saturday Night Massacre” che segna il ritorno dei Live Skull a 30 anni di distanza da “Positraction”.
L’ultimo album della band newyorchese è di una coerenza disarmante, con lo stesso mix di noise e post-punk che caratterizzava proprio quel tipo di scena (per usare anche il linguaggio di allora).

Così dalla title track - che è già una garanzia, visto il riferimento al Watergate - a un’altra dichiarazione di intenti quale “Up Against The Wall”, da “Details of the Madness” a “Never Kill the Client” fino al gran finale con “The Date”, questo disco è un porto sicuro per chi vorrebbe respirare ancora quel tipo di atmosfera. 
La stessa in cui fluttuavano Marc C e soci ai tempi del CBGB’s, dove nel 1987 registrarono “Don't Get Any on You”.

Tuttavia, la bellezza di queste dieci tracce sparate dritte allo stomaco consiste anche nel non risultare obsolete. Sono canzoni in linea con il background della band, ma che al contempo riescono a risultare al passo coi tempi.

Sarà merito della produzione e di una rinnovata lineup (cui si somma il contributo di due membri della vecchia formazione, Thalia Zedek and Marnie Jaffe), ma anche dei testi che, gettando uno sguardo sulla società attuale, trattano temi quali la violenza della polizia, le molestie sessuali e quel senso di destino ineluttabile che aleggia sulle nuove generazioni.

I Live Skull, quindi, non rinnegano niente e tengono fede al loro impegno, con un ritorno che suona come una sparatoria.
Perché “Saturday Night Massacre” è un bel disco grezzamente ricercato, come un regolamento di conti in un film di Tarantino.

(Articolo originale su Rockol.it)

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