Rare Recensione

Magari in Italia non è così percepita, ma negli States Selena Gomez è una vera e propria celebrità, specialmente nel mondo dei millennials. Nata artisticamente nella fucina di piccoli talenti Disney, ha avuto successo con i telefilm, poi con la sua band The Scene e infine grazie alla sua carriera solista. Ma non basta: la Gomez è anche una popolare attrice cinematografica che alterna blockbuster,  doppiaggio di animazione e film indipendenti, la celebrity più amata (e pagata) sui social, produttrice televisiva "13 Reasons Why", ambasciatrice Unicef e testimonial di una serie di brand da Coca-Cola a Louis Vuitton. Come ogni star ai tempi di social la vita privata e l'arte si intersecano senza soluzioni di continuità, quindi il racconto dei suoi fidanzamenti finiti male sono diventati break-up record, il racconto della sua malattia (il lupus, rara malattia autoimmune e il successivo trapianto di un rene) è diventato lo storytelling del suo precedente “Revival” del 2015. 

Questo “Rare”, il terzo lavoro solista, è il disco della riscossa, dell'accettazione di se stessi e dell'empowerment, tanto in auge ultimamente. Lizzo docet. Diciamo subito che è un buon disco pop ed ha subito portato la Gomez, con il  singolo-ballad "Lose You to Love Me", per la prima volta in vetta alla Billboard top 100.

A dispetto del primo singolo, "Rare" è un disco positivo e combattivo: “Dance Again” è un bel pezzo molto Daft Punk style, con un bel tiro disco, dove Selena canta di non voler aspettare la felicità e di sentirsi finalmente libera dopo aver sofferto tanto (“All the drama’s in remission / I don’t need permission / to dance again”) come  in “Vulnerable” sempre sullo stesso stile. In “Fun”, pezzo piuttosto catchy, gioca anche sul tema dell'amore come droga (“You get me higher than my medication”). Anche le due collaborazioni con i rapper 6lack e Kid Cudi non sono banali come la stragrande dei features che si ascoltano in giro, specie la canzone con quest'ultimo che partecipa anche alla produzione. In “Cut you off” cerca di fare il verso ad Ariana Grande anche se non ha le stesse doti vocale, ma il pezzo funziona ugualmente, lo stesso non si può in “Ring”, l'ennesima copia di “Havana” di Camila Cabello. 

Il disco però è piacevole e si percepisce anche un'emozione profondamente sentita da parte della cantante-attrice, anche se la gran parte dei pezzi sono firmati dal duo di autori Justin Tranter e Julia Michaels. La produzione è invece è stata affidati da un nutrito team  tra cui vari svedesi affiliati a Max Martin. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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