The Stooges (50th anniversary deluxe edition) Recensione

Rhino Records da decenni è una garanzia in fatto di ristampe e materiale d’archivio. D’ora in poi, però, almeno per chi scrive, sarà d’obbligo cambiare la frase in “è quasi una garanzia”, visto l’exploit in negativo di questa ristampa dell’omonimo capolavoro degli Stooges del 1969.

Già si parte maluccio, visto che questa versione rimasterizzata per i 50 anni del disco esce solo in versione digitale (quindi non esiste un supporto fisico di sorta); inoltre la febbre della rimasterizzazione, mi si perdoni il francesismo, ha un attimino rosolato l’anima (per non dir di peggio)… inizia a essere una specie di cartellino da timbrare quello della rimasterizzazione, ma siamo sicuri che sia necessario? Fra l’altro certi dischi sono speciali proprio perché nati in un certo modo e rimetterci mano 50 anni dopo, pasticciando con frequenze/equalizzazione e giocando a fare il famoso panettone stile loudness war, è semplicemente inutile. Deleterio, anzi.

È esattamente ciò che accade con “The Stooges”, che festeggia i 50 anni e si trova con un magro regalo di compleanno, cioè una generica rimasterizzazione targata 2019 che nulla aggiunge e nulla fa rispetto al sound originale. In più, ripeto, neppure con il beneficio di un’edizione su CD o LP, magari con libretto, foto, liner notes o altro… tutte piccole cose che, in ogni caso, renderebbero più appetibile l’operazione (anche per chi, magari, possiede già varie edizioni).

Quello che ci troviamo in mano (anzi, nell’hard disc o in cloud) è l'album appunto rimasterizzato, con l’aggiunta della versione dei mix originali di John Cale – rimasterizzata anche questa – e qualche outtake già sentita in altra sede. Valore aggiunto uguale a zero (chiedo scusa per se ribadisco il concetto).

Piange il cuore a dirlo, ma una qualsiasi versione su CD, anche se non rimasterizzata nel 2019 e magari in special price (e ce ne sono diverse in ciroclazione), darà più gusto di questa “cosa”. Peccato, perché festeggiare i 50 anni così è piuttosto triste. Anzi, quasi uno sfregio, visto che siamo di fronte a uno dei capisaldi del rock estremo ante litteram.

(Articolo originale su Rockol.it)

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