Bestiario D'Amore Recensione

Mancava un ultimo grande sentimento da osservare nel grande zoo di umanità di Vinicio Capossela: l’amore. Per codificare le ragioni del cuore, l’istrionico musicista ricorre ancora una volta alla remota sacralità del regno animale, custode di un’antica sapienza di cui ormai gli uomini ne hanno perso la memoria. 

Un racconto amoroso, e bestiale, che trova la sua grazia in “Bestiario d’Amore”, quattro nuovi brani che completano quell’immaginario fantastico raccontato in “Ballate Per Uomini e Animali”, arricchendolo di nuovi elementi. Per descrivere l’attrazione affettiva Vinicio non ricorre al semplice istinto romantico, preferendo guardare al lontano passato di un componimento letterario del milleduecento elaborato da Richard de Fornival. Senza alcuno scopo moralizzatore o religioso, lo studioso medievale, medico alla corte del Re di Francia Filippo Augusto, attraverso l’uso dell’allegoria di una ricca parata di animali, insieme reali e fantastici, tentava in questo modo di convincere la donna amata a ricambiare il suo sentimento. Novecento anni dopo, assieme alla Bulgarian National Radio Symphony, diretta dal Maestro Stefano Nanni, l’antico testo si trasforma nelle mani di Capossela in una canzone-poema interamente incentrata sull’immaginario descrittivo delle bestie in rassegna, con tutte quelle caratteristiche comportamentali che venivano loro attribuite in epoca medioevale. Un lungo brano fuori dalla classica struttura di strofe e ritornelli dalla durata di oltre dieci minuti, “Bestiaro d’amore”, come l'artista stesso ci ha raccontato, è un canto fuori dal tempo, in cui la musica stessa non è solo mero accompagnamento ma parte integrante della storia, capace con la sua timbrica di evocare le movenze e le qualità delle creature passate in rassegna.

Nella sua scienza immaginaria i due amanti cantati nel testo si scambiano pelli e connotati di ogni sorta di animale, perché in fin dei conti “l’amore è un bestiario che imbestia le ore”. In questa fenomenologia dei comportamenti amorosi si ritrovano insieme il gallo, l’asino, il corvo, la volpe, la scimmia, il cane, la donnola, la talpa, la balena, il pavone, ognuno con le proprie abitudini, così come il lupo, la belva antagonista per eccellenza che si ritrova infine indifeso una volta uscito allo scoperto, vulnerabile proprio come chi si dichiara in amore. Ancora, a essere chiamati in causa sono anche mostri ed esseri fantastici come meduse, draghi, unicorni e licantropi, animati da un sentimento che permette anche di deformarci, poiché la metamorfosi della condizione amorosa è del tutto mostrificante. 

Insieme a un’introduzione strumentale, “Bestiis opertūrae” e altri due brani di origine trobadorica, “La lodoletta” e “Canto all’alba”, ricchi di suggestioni cavalleresche con liuti, oud, violini e vielle, la passione sentimentale assume un senso nuovo, immaginifico e anche narrativo. Unendo così il tema allegorico delle bestie con quello simbolico dell’amore, Vinicio Capossela si addentra ancora una volta nel grande mistero dell’uomo e della sua ancestrale natura ormai quasi del tutto recisa da secoli di evoluzione. Pur cambiando il contesto sociale, il “bestiario illustrato” rivela una casistica umana che non risente affatto dell’influenza del tempo.

PS. una nota a parte merita la splendida grafica dell'album, curata dall’illustratrice Elisa Seitzinger. In un’epoca di musica immateriale, “Bestiario D’Amore”, oltre a essere un mini album stampato in cd o vinile 10”, è un cofanetto ricco di decorazioni, corredato di disegni, testi, illustrazioni e araldiche, naturalmente di bestie e di amore.

(Articolo originale su Rockol.it)

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