Echo Mine Recensione

“Musica e movimento sono nati insieme, sono cresciuti insieme come due entità definite. A volte erano strettamente collegati, altre l’una rimbalzava sull’altro, come se si trattasse di superfici riflettenti. Ma – in qualche modo – erano sempre connessi e si ascoltavano l’una con l’altro”, così i Califone spiegano la loro ultima fatica in studio.
Il legame tra musica e movimento è l’essenza di “Echo Mine”, nato come colonna sonora per la danza di Robyn Mineko Williams.

Un album che arriva a sette anni di distanza da “Stitches” e che, come racconta la band, ha il sapore di un ritorno a casa.
Tim Rutili, Ben Massarella e Brian Deck si sono chiusi in studio per suonare insieme il più possibile, proprio come ai tempi di “Roomsound”, circa 20 anni fa.

Rutili racconta: “Brian si è occupato degli aspetti tecnici, della parte elettronica, delle batterie e del suono generale della piece. Ben ha aggiunto le percussioni, il feeling, le texture e le coloriture. Ho percepito che il mio compito fosse di librarmi su tutto ciò come una falena. Trovare una melodia in tutto. Dare indicazioni solo quando era strettamente necessario e lasciare, invece, spiragli per tutti, così che ognuno lavorasse al massimo della propria creatività”.

D’altra parte la band di Chicago funziona così da sempre: crea il caos e lo cavalca come un’onda, fino a estrapolare la melodia giusta e, soprattutto, l’anima di un pezzo. 
Lo facevano come Red Red Meat prima, nelle varie collaborazioni poi (tra cui Ugly Casanova con Isaac Brock dei Modest Mouse) e continuano a farlo ora.
Convinti che un buon feeling sia più importante della precisione e della perfezione, Rutili, Massarella e Deck sono alla ricerca costante di quel tipo di magia che trasforma la canzone in un essere vivente in continua evoluzione.

Il matrimonio musica/danza, a questo punto, è perfettamente combinato: traccia linee invisibili, colori e forme astratte in un modo che trascende le parole.
“Robyn è una pittrice astratta. Non saprei spiegare ciò che lei fa, ma tutti abbiamo provato un forte coinvolgimento nel creare questa musica”, racconta Rutili.
E aggiunge: “Forse tutti quelli che hanno partecipato a questo progetto sono pittori astratti”.
Pittura astratta, ecco la rappresentazione ideale di “Echo Mine”.

 

(Articolo originale su Rockol.it)

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