Miss Anthropocene Recensione

Miss Anthropocene” arriva a cinque anni di distanza da “Art Angels”. Grimes, al secolo Claire Elise Boucher, artista canadese di 31 anni, inserisce nel progetto, come tema portante, il cambiamento climatico e più in generale le metamorfosi ineluttabili di un mondo che sembra ogni giorno di più sgretolarsi sotto i nostri piedi. L’uomo è messo sotto accusa: con la sua tendenza all’autodistruzione sta lasciando un’impronta indelebile sulla terra. Il titolo del progetto è proprio un gioco tra le parole misantropo e Antropocene, cioè l’era geologica in cui le azioni umane generano un effetto sull’esistenza. Si tratta di un concept in cui l’artista e performer si immagina nelle vesti di un personaggio fantascientifico e fatato: racconta di pianeti distopici, di abbandoni di terre desolate, di intelligenze artificiali che controllano gli esseri umani e di futuri incerti. Coerentemente con il suo percorso sempre ricco di richiami e suggestioni, il disco immerge l’ascoltatore in un mondo fantasy fatto di personaggi surreali, spiriti fantastici, creature dai poteri paranormali e spazi inesplorati. È una dimensione da fumetto dark, ma sempre ancorato, sul fronte sonoro, al pop e alle sue contaminazioni. Non mancano diversi accenni ironici e frasi provocatorie che sembrano celebrare con il ghigno la distruzione delle nostre certezze.

Non è un caso che il tema dell’estinzione sia un’altra delle colonne che reggono le dieci tracce. Grazie a questi scenari Grimes è entrata di diritto nella colonna sonora del videogame “Cyperpunk 2077” con il brano “4AEM, una cavalcata di ritmi e suoni. Il disco si apre con la lisergica “So Heavy I Fell Through” e sfonda anche nel pop-rock con “My name is dark”. Non mancano la dance, il sound da rave e l’uso continuato dei sintetizzatori. Ascoltando l’album, però, sembra sempre che l’immagine sovrasti il contenuto, che la fluidità patinata di Grimes superi la concretezza. Sensazione trasmessa anche da video come “Delete forever”. Il fil rouge che collega i brani, lo storytelling alla base, sono tutti elementi interessanti che però non appaiono suffragati adeguatamente dalla musica, che in pochi frangenti mostra elementi davvero innovativi. “Idoru”, brano da oltre sette minuti, sembra un deja vu continuo. Uno dei grandi punti di forza dell’artista pop, nei precedenti lavori, era la ricerca di un’identità visiva e sonora. Un marchio riconoscibile, pur nella complessità di un’idea artistica ed eterea. Qui, invece, si viaggia verso una dimensione totalmente liquida dove il non avere punti di riferimento sembra essere l’obiettivo. E questo finisce, anche alla luce di un racconto testuale ricco di spunti, per far perdere la bussola all’ascoltatore.

TRACKLIST
1. So Heavy I Fell Through The Earth
2. Darkseid (feat. ?PAN)
3. Delete Forever
4. Violence (feat. i_o)
5. 4AEM
6. New Gods
7. My Name Is Dark
8. You'll miss me when i'm not around
9. Before the fever
10. IDORU

(Articolo originale su Rockol.it)

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