Sad Happy Recensione

“Sad Happy”, nuova fatica dei Circa Waves, è un album perfetto per i tempi difficili che stiamo vivendo, catapultati in piena emergenza Coronavirus. Si fonda su un equilibrio fra allegria e tristezza, proprio su quel dualismo che spesso avvolge le nostre giornate casalinghe. La band di Liverpool, guidata da Kieran Shudall, è stacanovista: dal 2013 a oggi ha già all’attivo quattro album, compreso l’ultimo “Sad Happy” che arriva a solo un anno di distanza da “What’s It Like Over There?” del 2019. Si tratta di un concept articolato in due parti differenti, soprattutto a livello testuale: la prima metà è “happy”, allegra, la seconda invece è “sad”, triste. Un confronto rappresentato anche dalla copertina dell’album, una significativa fotografia che raffigura un clown triste, ma non disperato. L’istantanea è stata scattata dallo stesso Shudall. Il progetto, attraverso quindici canzoni, vuole mettere in luce la dicotomia fra due stati d’animo che spesso si trovano a coesistere nella vita, come nella musica. Tutti indossiamo lo stesso volto, la stessa maschera intrisa di lacrime o incisa da sorrisi. Una premessa affascinante suggellata da un buon rock e da testi molto differenti fra loro. I due capitoli dell’album, infatti, non si differenziano così tanto sul fronte delle sonorità, c’è una coerenza di fondo sul fronte sonoro, ma il distacco si percepisce sui testi e sui temi trattati. Per intenderci: la parte “sad” non è costellata da ballate dark, ma mantiene l’animo energico e rock della prima, mutano però i contenuti, che si fanno più introspettivi. La parte “happy” rimane comunque più strutturata e variegata.

Il disco si apre con il singolo di lancio “Jacqueline”, un brano frizzante e pop che racconta la storia di una giovane madre alle prese con gli ostacoli della quotidianità. Si prosegue con le distorsioni di “Be Your Drug”, cavalcata elettrica dalle atmosfere post-punk. C’è anche spazio per “Move to San Francisco”, un inno alla libertà dedicato al sogno di trasferirsi nella famosa città californiana. È interessante come, avvicinandosi alla fine di questo primo blocco di canzoni che corrisponde alla parte “felice”, ci siano sempre più sfumature verso il nostalgico o l’amaro. La traccia finale, infatti, “Love You More”, mette al centro un amore non del tutto corrisposto. Un preludio all’altro lato emotivo dell’album. Il ponte perfetto è costituito dalla prima traccia del “fronte triste”: “Sad Happy” si concentra sulla difficile ricerca del proprio io, un viaggio faticoso e spesso incompiuto. “Sympathy” ci mette davanti i temi della crescita, e lo fa con una melodia più lenta. Si tratta di una delle canzoni più ovattate del progetto. Con “Battered & Bruised” torna un ritmo più incalzante, quasi un cortocircuito con i temi sulla delusione affrontati nel brano. Non si spicca per originalità in questo frangente, ma la tenuta dell’album è buona. Merita una menzione speciale “Train To Line Street”: un brano dalla forte identità strumentale, che riproduce il rumore di un treno che corre sui binari, del chiacchiericcio dei passeggeri, oltre ai suoni delle stazioni. È un viaggio malinconico e avvolgente.

(Articolo originale su Rockol.it)

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