Colores Recensione

Sono passati quindici anni dall’uscita dell’album “Real” che nel 2005 - anno in cui la canzone “Gasolina” di Daddy Yanke era già un tormentone in tutto il mondo, portando il reggaeton fuori dai confini di Portorico - ha segnato il debutto discografico di José Álvaro Osorio Balvin, meglio noto come J Balvin. Successivamente, grazie ad album come “La familia” del 2013, “Energia” del 2016 e “Vibras” del 2018 - complici anche canzoni come “Tranquila”, “Ginza” e “Mi gente” - l’artista, nominato “Global ambassador del reggaeton” dal New York Times, ha raggiunto il successo mondiale.

Sulla scia di hit da milioni di ascolti e visualizzazioni, dopo aver vinto diversi premi (cinque Billboard Latin Music Awards, quattro Latin Grammy Awards, due MTV Video Music Awards e quattro Latin American Music Awards) e aver collaborato con diversi artisti - come, tra gli altri, Beyoncé, Justin Bieber, Cardi B, Pharrell Williams, Daddy Yankee e Bad Bunny (con il quale J Balvin ha dato alle stampe l’album collaborativo “Oasis”, uscito il 28 giugno 2019) - il cantante nato a Medellín pubblica il suo sesto album in studio, “Colores”.

Per il nuovo album di J Balvin la formula adottata è la stessa dei suoi lavori discografici precedenti:  testi semplici e a canzoni cantate in spagnolo che, nel looro genere, funzionano. Le dieci tracce di “Colores” sono come delle veloci pennellate di una tavolozza colorata e brillante. Il titolo di ogni pezzo, infatti, corrisponde a un colore che, ripresi graficamente nella copertina del disco realizzata dall’artista giapponese Takashi Murakami, richiamano l’atmosfera dei brani. In questo album il cantante colombiano è come un pittore che tinge la musica reggaeton di diverse sonorità, rubando spunti sonori all’hip hop, all’elettronica e al pop.

Anticipato dai singoli “Blanco”, “Morado” e “Rojo”, l’ultimo album di J Balvin si apre con il suono giocoso del brano “Amarillo”, caratterizzato dal campionamento di un corno e costruito su un ritmo vibrante. Con “Azul”, però, si passa subito a una dimensione più sensuale che si ritrova anche nelle successive canzoni del disco come “Rosa”, in cui il tocco di Diplo interviene per colorare di suoni elettronici il pezzo, o “Negro” in cui la musica rallenta e l’atmosfera si fa più calda.

“Colores” è un susseguirsi di brani su cui è difficile non ballare - o anche solo accennare un movimento del capo a tempo di musica - e immaginare di essere a una festa estiva. Canzoni come, per esempio, “Verde” con Sky Rompiendo (che figura anche come produttore dell’intero disco di J Balvin), “Gris”, in cui elementi pop si fondono al reggaeton, e “Arcoiris” con Mr Eazi profumano proprio di estate e rum.

Seppur a un primo ascolto sembra non distaccarsi troppo dai precedenti lavori discografici del cantante colombiano, “Colores” sottintende un lavoro diverso. J Balvin, più che proporre un disco di canzoni pensate per essere delle hit, con questo album cerca di disegnare una propria dimensione sonora e stilistica senza uscire fuori dal mondo reggaeton ma anzi arricchendo il genere per farlo proprio. Per questo motivo “Colores” è sicuramente un prodotto più audace del predecessore, “Vibras”, anche se manca di un tormentone come “Mi gente” con Willy William capace di superare i 2 miliardi di visualizzazioni su YouTube.

(Articolo originale su Rockol.it)

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