I Love The New Sky Recensione

L’appuntamento dei Listening Party su Twitter è stata una delle trovate più piacevoli, semplici e di successo in questo periodo di distanziamento sociale. Tim Burgess deve avere di certo una rubrica di contatti clamorosa, ma la sua idea di utilizzare il social network per un ascolto condiviso dei suoi album preferiti, non solo commentandone in diretta le sensazioni e le impressioni ricavate, ma coinvolgendo anche gli autori stessi di quelle opere, ha permesso di allietare a tantissimi le lunghe ore di forzata clausura che il lockdown ha imposto. 

Ritrovarsi in compagnia quindi, come accadeva una volta, a gustare le meraviglie di un disco insieme agli amici, all’epoca della fibra ottica, con la partecipazione di gente come Bonehead - intervenuto per dire la sua sui primi due album degli Oasis, dei quali era il chitarrista - Dave Rowntree dei Blur, Pete Doherty e ancora Pulp, Sparks, Public Service Broadcasting, Grandaddy e molti molti altri. Un sentimento di comunità e di bisogno di scacciare via ogni possibile negatività che si ritrova, quasi inevitabilmente, anche nel nuovo album “I Love The New Sky” che l’eclettico Tim ha composto lontano dai suoi Charlatans.

Giunto alla quinta uscita da solista, il caschetto d’oro del britpop si è lasciato trasportare dalla determinazione a mantenere una visione positiva delle cose nonostante le circostanze, mettendo in queste dodici tracce tutta l’onnivora curiosità musicale di cui è capace. Si tratta di brani concepiti principalmente con la chitarra acustica, dove tuttavia sono entrate mille altre suggestioni, assecondando le intuizioni del momento. Così a emergere in “Empathy for the devil” - già, per il solito satanasso c’è sempre un sentimento importante, in fin dei conti - è un invito a danzare sulla melodia di un violino e anche un iniziale giro di accordi che ricorda da vicino la super hit dei Cure “Boys don’t cry”, mentre in “Only took a year” il piano ritmato di Daniel O’ Sullivan dei Grumblin Fur accompagna le immagini di un invidiabile quadretto familiare in cui si rievocano i primi passi di una relazione felice - “What’s your favourite Cure LP? Mine’s 'Pornography', but it could be any one of three”, si chiedeva il cantante tanto per rompere il ghiaccio.

L'atmosfera di “I Love The New Sky” è così carica di colori e sfaccettature luminosamente pop, in cui Burgess spariglia le carte attraverso la sua voce morbida, dagli arrangiamenti sinuosi di "Comme d-habitude” alle atmosfere pastello di “The mall” e “Sweetheart mercury”, passando per quelle fantascientiche di “The Warhol me” e poi più vintage di “I got this”. Una parata di personaggi riempie infine le strofe del disco che, oltre al diavolo e altre variegate creature, porta in scena anche l’avventura di una lettera d’amore rivolta al futuro in “Laurie” e quella più introversa di “Timothy” dove afferma che “Posso contare tutti i miei amici sulle dita di una mano / Due di loro sono in gruppi punk ... / Uno vive in Giappone”.

Con tutta questa quantità di informazioni il rischio di perdersi qualche pezzo fa parte del gioco, eppure in mezzo a tanta euforia che collega idealmente quarant’anni di classifiche angolosassoni, dai Prefab Spout ai Belle And Sebastien, c’è soprattutto il classico atteggiamento di Burgess, colmo di entusiasmo e pure di una certa insofferenza verso la linea retta. Portando avanti il suo desiderio di spensieratezza non dimostra superficialità, ma solo un'irrefrenabile voglia di continuare a camminare sul lato leggero della vita.

(Articolo originale su Rockol.it)

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