Mi Ero Perso Il Cuore Recensione

Di tutte le tredici canzoni di “Mi ero perso il cuore” – quattordici per la versione in vinile che include anche la bonus track “Per sempre mi avrai” – forse solamente “Lamento del depresso” ricorda la band alla quale Cristiano Godano lega il suo nome, i Marlene Kuntz. Per il resto, l’esordio solista del cantautore cuneese prova ad affermare qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto in precedenza con il gruppo di “La canzone che scrivo per te”, presentandosi con brani intimi, delicati, ricchi di pathos ma sorprendentemente leggeri, nonostante le tematiche contenute nei testi siano senza dubbio impegnative.

Il frontman dei Marlene Kuntz affronta infatti dilemmi filosofico-esistenziali come il dualismo mente-cuore, ma anche la vulnerabilità, la paura, la depressione, i rischi ai quali il Pianeta va incontro, il panico e il rapporto padre-figlio nei suoi lati più “sconvenienti”. E lo fa con ballate essenzialmente acustiche impreziosite dai contributi di musicisti come Enrico Gabrielli (Calibro 35 , Mariposa e The Winstons), presente in “Dietro le parole” con flauto e melodica, in “Figlio e padre” con il solo flauto e in “Panico” con violino e sax; le coriste Valentina Santini e Alice Frigerio presenti in “Ho bisogno di te”, il cui pianoforte è invece di Vittorio Cosma; Simone Filippi e i produttori e musicisti Gianni Maroccolo e Luca A. Rossi, senza i quali, ha sottolineato Godano nelle interviste relative all’album, il disco “non suonerebbe così e non saprebbe darmi le soddisfazioni che provo quando lo riascolto”.

Due artisti, questi ultimi, che Cristiano Godano conosce bene: Gianni Maroccolo è stato il mentero dei Marlene Kuntz, nonché il bassista del gruppo per diverso tempo. Quanto a Rossi, Godano riconosce al musicista degli Üstmamò il merito di aver interpretato il mood del disco con grande sensibilità, con particolare attenzione per i pezzi più country di “Mi ero perso il cuore”, come “Com’è possibile”, che cita “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan, e “Ma il cuore batte”.

(Articolo originale su Rockol.it)

Torna

Tutto su Cristiano Godano