Blue Lines Recensione

È l’aprile 1991 quando BLUE LINES vede la luce. Tre mesi prima, con i devastanti bombardamenti su Baghdad, è cominciata la Guerra del Golfo. Tale è la psicosi che si vive in Europa in quel momento che, all’esordio adulto dopo un paio di fulminanti mix preparatori, 3-D, Mushroom e Daddy-G, che sono e fino a MEZZANINE compreso (1998) saranno i Massive Attack (in questo primo album con più di un piccolo aiuto da Shara Nelson e Tricky), decidono di accorciare la ragione sociale: via il guerresco Attack, solo Massive. Le stampe successive restaureranno la sigla originale.

Se avete dunque la prima, e l’avete comprata al tempo, tenetevela stretta: è una piccola rarità (a dispetto di un tredicesimo posto nelle classifiche britanniche) e la testimonianza che le vostre orecchie erano più aperte di quelle di certi soloni della critica nostrana, poi pronti ad accodarsi fidando sulla cattiva memoria altrui. BLUE LINES è uno degli album chiave degli anni ’90, uno di quelli che maggiormente contribuirono a disegnarli. Grandemente innovativo, ha ad ogni buon conto antesignani (concittadini) nel decennio precedente e in quello ancora prima, chiamati rispettivamente Soul II Soul e Pop Group.

Dei primi rinnova l’intreccio postmoderno di reggae e rhythm’n’blues, dub e ambient, soul e funk e hip hop, ma con un surplus di stravaganza ritmico/melodica (persino tentazioni industrial in "Hymn Of The Big Wheel") e attitudine rock (che prenderà corpo in MEZZANINE) che viene dai secondi. Ne risultano spartiti tanto seducenti quanto incompromissori, distanti dalla levigatezza della posse di Nellee Hooper (che comunque collabora). Marvin Gaye in trasferta in Giamaica a fare dischi con Lee Perry, dopo un corso intensivo di new wave e psichedelia: è questo e tanto di più BLUE LINES, precursore del trip-hop, disco simbolo di quello che presto sarà chiamato “il suono di Bristol” e che farà la fortuna di Tricky come dei Portishead e di Roni Size. Seppe immaginare il futuro, resta incatalogabile e attualissimo.  

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

(Articolo originale su Rockol.it)

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