Killer Recensione

Per la sua (controversa) public image, Vincent “Alice Cooper” Furnier è stato il Marilyn Manson dei suoi tempi, una specie di Ziggy Stardust in chiave efferata e kitsch.

In questa quarta prova, prima della trilogia comprendente anche SCHOOL’S OUT e BILLION DOLLAR BABIES, la band americana non aveva ancora rinnegato lo stile pop/psichedelico degli esordi, ma lo aveva opportunamente irrobustito e irruvidito generando canzoni di sicuro impatto come "Under My Wheels" (sarebbe piaciuta ai New York Dolls) o "You Drive Me Nervous" (quasi pub rock), nonché una Dead Babies che meriterebbe un posto d’onore in un’ipotetica galleria delle migliori ballate malsane. Benché le soluzioni suonino oggi un po’ datate, un album dove la forma va a braccetto con la sostanza: peccato che in troppi, condizionati dalla prima, non notino la seconda o siano portati a snobbarla.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

(Articolo originale su Rockol.it)

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