Fall To Pieces Recensione

Tricky è una delle colonne, insieme a Massive Attack e Portishead, di quello che negli anni '90 veniva definito Bristol Sound. Tra i tre, Adrian Thaws (vero nome di Tricky) è quello che ha avuto più continuità nella produzione – questo è il quattordicesimo album – anche se forse nel tempo non è più riuscito a raggiungere la qualità degli esordi, pur mantenendo il suo genere tra trip-hop, blues spettrale e qualche accenno di neo-soul.  

Cadere a pezzi, letteralmente 
Questo “Fall to pieces” arriva dopo la sua autobiografia “Hell is around the corner” (come il titolo della sua canzone più celebre) dove racconta la sua vita piuttosto infernale, dal suicidio della madre alle costanti crisi di panico fino all'autodistruzione, ma soprattutto dopo la dolorosa morte per suicidio della figlia ventiquattrenne Mazy Mina che ebbe dalla sua ex compagna Martina Topley Bird.
Questo disco nasce da una forte urgenza espressiva dovuta a quest'ultimo doloroso evento per cercare di riprendere la  propria direzione e lo fa delegando gran parte delle sue canzoni, come spesso ha fatto anche in passato, a voci femminile: per questo disco ha scelto oltre alla sua storica collaboratrice Oh Land, anche la voce dell'esordiente Marta Ziarowska.

Disco ispirato ma non approfondito
Ci troviamo di fronte a uno dei dischi più completi ed eclettici di Tricky: si passa dal ritorno alle sonorità trip-hop (“Like a stone”) all'r&b di “Chills me to the bone” , dai campionamenti folk dell'Europa dell'Est (“Running Off”), alla dance di “Fall Please” fino all'incedere dub di “I'm in the doorway”. Si tratta però di bozze di idee, dalle durate troppo brevi (il brano più lungo è di 3.28 e il disco di 11 canzoni dura meno di 30 minuti) e forse da una produzione un po' precipitosa (il disco è stato inciso e prodotto da Tricky nei suoi studi di Berlino nel dicembre 2019) che forse in mano alle mani di un producer esterno sarebbe diventato qualcosa di più corposo e rilevante. 

La canzone imperdibile: “Hate this pain”
“What a fucking game / I hate this fucking pain” ripete Tricky con voce rabbiosa sulle note blues di piano e violoncello. Forse non è la più bella, ma di certo è la più rappresentativa del disco e del momento tragico che sta vivendo Tricky, oltre a ricordare i suoi esordi quando il suo mix di blues notturno e trip-hop superava i confini di Bristol. 
 

(Articolo originale su Rockol.it)

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