Roxy Music - The Steven Wilson Stereo Mix Recensione

Realizzata per il recente Record Store Day, viene ora resa disponibile questa rinnovata versione vinilica dell'epocale debutto targato Roxy Music, formazione nodale sorta in terra britannica all'inizio degli anni '70 per volere dell'ex studente d'arte Bryan Ferry, divenuto noto per la sua peculiare destrezza nel saper sfoggiare look impeccabili (ivi compreso quello del simil bartender-damerino con tanto di papillon al collo).

Pubblicato originariamente nel 1972 l'album, seducente commistione di sonorità glam, art-rock ed altro ancora, rifulge qui nuovamente grazie a un accuratissimo remix (in principio inteso per la super deluxe edition dell'album, già apparsa nel 2018) per mano di un sempre iperattivo Steve Wilson. Mente degli ormai ibernati (a vita?) Porcupine Tree, senza contare i più disparati progetti paralleli che lo hanno visto negli anni coinvolto (Blackfield, No-Man e Storm Corrosion), più i suoi lodevoli album solisti (ma l'ultimo 'To The Bone', a dirla tutta, aveva convinto ben poco), Wilson è inoltre particolarmente noto presso la comunità degli insaziabili fruitori del progressive rock più "stagionato", avendo egli ragguardevolmente rimodernato, grazie ai suoi esperti collaudi di ingegneria sonora, pietre miliari del detto genere.

Dall'immortale 'Aqualung' dei Jethro Tull a 'Close To The Edge' degli Yes, senza tralasciare, ovviamente, l'epico esordio dei King Crimson, 'In The Court Of The Crimson King' (datato 1969). La citazione della band di Robert Fripp, peraltro, calza a pennello se pensiamo a quanto il nome dei King Crimson risulti in più di una maniera collegato all'ascesa e in linea generale al nome dei Roxy Music. Non soltanto per le collaborazioni che sarebbero sorte tra Fripp e Brian Eno (da cui il progetto a nome Fripp & Eno), ma anche perché, cosa non particolarmente nota, fu proprio Bryan Ferry a candidarsi a suo tempo come sostituto di Greg Lake, dopo che questi ebbe salutato i Crimson prima di impiegarsi nel supergruppo degli Emerson, Lake & Palmer. Seppur convergendo sull'idea che la vocalità di Ferry non fosse congeniale allo stile della loro band, Fripp e il paroliere Pete Sinfield seppero cogliere la di lui temeraria visione artistica, prodigandosi in suo favore al fine di permettere ai neonati Roxy Music di accaparrarsi un contratto con la EG Records.

Nel marzo 1972, Sinfield entrò ai londinesi Command Studios assieme a Ferry, Eno (sintetizzatore e tape effects), Andy Mackay (sax e oboe), Phil Manzanera (chitarra), Graham Simpson (basso) e Paul Thompson (batteria), per realizzare un lavoro terribilmente ambizioso che in tempi brevi avrebbe solcato la top 10 inglese. L'iniziale "Re-Make/Re-Model", correttamente definita da qualche critico come un "pastiche post-modernista", è introdotta da un rumorio d'ambiente indoor riconducibile a uno scenario da cocktail party. Nel testo, Ferry allude alla brama nei riguardi di una misteriosa ancella, presumibilmente avvenente quanto la modella che adorna l'artwork di copertina (Kari-Ann Muller, sposa del fratello di Mick Jagger, Chris). La traccia concede superficie a un giro di stacchi solisti, goffamente ilari: Mackay accenna alla "Cavalcata delle Valchirie", Manzanera a "Peter Gunn" di Duane Eddy, Simpson alla beatlesiana "Day Tripper", mentre Eno piroetta col suo VCS3. Nel 1992, il guru dell'ambient music chiarì di essersi unito ai Roxy grazie a una qualche forma di incastro sincretico voluto dal destino, dopo aver incontrato in metropolitana Andy Mackay che lo invitava a unirsi alla nascente formazione. "Come risultato di quell'incontro, oggi ho una carriera in musica. Se avessi camminato soltanto dieci metri più in là, o se avessi perso il passaggio di quel treno, probabilmente oggi sarei un insegnante d'arte".

Eno lasciò la band dopo l'uscita del successore di 'Roxy Music' (l'imperdibile 'For Your Pleasure', la cui copertina raffigura Amanda Lear intenta a tenere per il guinzaglio una pantera), ma particolarmente questo debutto reca nella sua globalità il seme dell'unicità, persino laddove la band sfida situazioni più progressive - e un tantino più pesanti all'ascolto - come nel caso del medley "The Bob". Dovessimo tuttavia tenere da parte almeno due canzoni-capolavoro, queste sarebbero senz'altro le mirabili "Ladytron", ove un ispirato Ferry introduce se stesso come un moderno Casanova, e "2HB" (il titolo è un omaggio alla figura dell'attore Humphrey Bogart; "2HB" sta infatti a significare "To Humphrey Bogart"). Entrambe le tracce sono il risultato di una fervida immaginazione compositiva che è poi concatenata alla levigata abilità dei singoli strumentisti (Mackay, in particolare, riesce a dare il meglio di sé). Nel 1998, i due brani sono stati reinterpretati per la colonna sonora di Velvet Goldmine dalla band fittizia dei Venus In Furs, che includeva per l'occasione lo stesso Andrew Mackay, l'ex chitarrista dei Suede Bernard Butler e alcuni membri dei Radiohead. Tra quei rarissimi casi, ammirandone a distanza di molti anni il risultato, per i quali le cover rischiano di superare in bellezza gli originali. Due mesi dopo l'uscita del loro primo lavoro da studio, i Roxy registrarono, nuovamente scortati dal crimsoniano Sinfield, l'inno del glam "Virginia Plain", infuocando di tracotanza glitter la classifica UK dei singoli, cementificando la loro immensa influenza sulle generazioni new-wave e simili a venire.

(Articolo originale su Rockol.it)

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