Anagnorisis Recensione

Quale premio per festeggiare i quaranta anni Asaf Avidan si è regalato "Anagnorisis", il suo quarto album solista. Il disco è il frutto di un anno di pausa – sorta di periodo sabbatico, di riflessione sul suo essere come persona e come artista - che il musicista israeliano ha voluto prendersi dopo un decennio trascorso indefessamente tra un tour e l'altro. L'ha spiegato molto bene lo stesso Asaf: "Mi sono ritrovato a prendermi del tempo lontano dal palco e a scavare nel mio io alla ricerca di nuovi modi per capire e catturare chi sono. Ma più scavavo in profondità, dentro di me, più la situazione era intangibile... ogni volta che credevo di aver afferrato quel qualcosa e ne scrivevo, questo cambiava già e si trasformava in qualcos'altro. Come artista è stato devastante il non essere in grado di catturare alcunché di preciso. Come essere umano, è stato impegnativo ma inebriante.” Ad amplificare ulteriormente il concetto di pausa è poi giunta la jattura chiamata Coronavirus che ha, di fatto, recluso Asaf nella sua casa di campagna in Italia ben al riparo dai pericoli del contagio, lui, che a causa del cancro avuto qualche tempo fa, è soggetto ad alto rischio.

Al contrario dei precedenti album, l'ultimo nato ha avuto quindi una gestazione decisamente più lunga e non poteva non essere influenzato dalla particolare situazione in cui è stato concepito, tanto da spingere Avidan a un paragone agreste tra gli alberi e le canzoni: "Ricordo di aver imparato a tagliare rami di ulivo per preparare gli alberi per il prossimo anno. Sono rimasto sbalordito nel vedere quanto dell'albero doveva essere tagliato per aiutarlo a vivere meglio. Gli agricoltori locali mi hanno mostrato che tagliando molti rami, più aria raggiungeva l'interno dell'albero, più sole, rendendolo più forte e più resistente ai parassiti e alle malattie. Ho provato a fare lo stesso con le mie canzoni. Taglia, ritaglia e rimuovi parti importanti per la canzone per usare la sua energia per far crescere radici più forti e una struttura più forte. Prenditi del tempo e lascia che la canzone cresca naturalmente."

"Anagnorisis" (in italiano, agnizione), la parola scelta quale titolo della raccolta di queste sue nuove canzoni è stata coniata migliaia di anni fa dal filosofo greco Aristotele, e definisce il momento in cui si rivela il proprio carattere, la propria identità, trascendendo dall’ignoranza alla conoscenza. Ma l'identità, come è fatto logico pensare, non è univoca, è composta da un numero variabile di facce, nessuna delle quali è unica depositaria della verità. Ogni persona, quindi, possiede molteplici facce, come molte sono le ispirazioni e le influenze musicali che il quarantenne israeliano innerva nelle sue canzoni. A chi già conosce Asaf Avidan è noto che la sua incredibile voce possiede differenti tonalità ed è un tratto fortemente distintivo delle sue canzoni. In "Anagnorisis" tutte le voci incise sono sue (anche tutti gli strumenti sono suonati da lui) e alcune strofe, per ottenere l'effetto desiderato, sono state registrate oltre dieci volte sovrapponendo la stessa voce con differenti tonalità. Una voce che racconta delle difficoltà di una relazione 'destinata a fallire' in "Lost Horse" oppure, complice il soffio di una deliziosa tromba in sottofondo, il tentativo, nella title track, di rappresentare ciò che si agita – forse inesprimibile, forse indescrivibile - nel suo mondo interiore. Una voce che può interpretare con la medesima efficacia, e sempre sul filo dell'emozione, l'intensa "No Words" o la più cantautorale "Darkness Song", la sincopata "900 Days" come la sofferta "Earth Odyssey" dedicata agli abitanti del pianeta Terra che stanno "correndo verso un punto di non ritorno".

La quarta prova sulla lunga distanza è ampiamente superata, la pausa di riflessione (e il lavoro in campagna) hanno portato alla composizione di un disco maturo e compiuto. Un invito a non perdere di vista il suo talento. Da ultimo, va segnalata l'originale bonus track di "Anagnorisis": il racconto intitolato 'Asaf e il lupo', inserito nel booklet del disco. Un racconto che ha un autore d'eccezione, l'amico scrittore Jonathan Safran Foer ('Ogni cosa è illuminata', 'Molto forte, incredibilmente vicino'). Asaf Avidan presenterà i nuovi brani dal vivo in Italia nei concerti annunciati per il 20 febbraio all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 21 ai Magazzini Generali di Milano e il 23 febbraio al Teatro Duse di Bologna.

(Articolo originale su Rockol.it)

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